STONED JESUS – First Communion

Pubblicato il 08/12/2010 da
voto
6.5
  • Band: STONED JESUS
  • Durata: 00:40:15
  • Disponibile dal: 30/08/2010
  • Etichetta: Solitude Prod.
  • Distributore:

Con un nome ed un artwork del genere, stupisce non poco scoprire che gli Stoned Jesus provengono dalla fredda Ucraina e non da qualche angolo assolato della California; ma si sa, anche la musica ormai si è legittimamente globalizzata e quindi può capitare che tre ragazzi di Kiev provino a portare nelle loro lande un po’ di torrido clima desertico. A dire il vero, più che di stoner tout court, la band pare innamorata dei maestri Black Sabbath, quelli del fantasmagorico periodo che va da “Volume IV” a “Sabotage”; i nostri infatti, nei quattro lunghi brani che vanno a comporre “First Communion”, non mancano praticamente mai di omaggiare la musica creata da Tony Iommi e soci e, sebbene a tratti si vada incontro ad una fedeltà che rasenta il plagio, in altri momenti vengono a galla influenze più attuali e pesanti quali quelle di Sleep ed Electric Wizard, nonché qualche somiglianza con i contemporanei Horn Of The Rhino. Sin dall’iniziale “Occult” si capisce che sono soprattutto la voce “ozzyana” ed il lavoro della lead guitar di Igor Sidorenko a rimarcare le somiglianze con le leggende di Birmingham; lo stoner doom oscuro con il quale viene tratteggiato il brano, però, riporta alla mente i canadesi Sheavy, anch’essi dei buoni epigoni dei maestri. La traccia comunque è decisamente buono, grazie a delle intuizioni sulfuree che appesantiscono il songwriting donandogli profondità. Meno bene le successive “Red Wine” e “Black Woods”; soprattutto quest’ultima è creata da un riff sabbathiano nemmeno particolarmente bello che si ripete per dodici lunghi minuti sempre uguale a se stesso. La conclusiva “Falling Apart” fa risalire le quotazioni del terzetto, grazie ad un approccio piuttosto grasso e a dei piccoli inserti psichedelici che rendono le lunghe fughe strumentali decisamente più interessanti. In definitiva gli Stoned Jesus possono essere considerati dei discreti artigiani dello stoner doom in salsa settantiana, ma al momento non possono ambire a posizioni rilevanti a causa di una mancanza di originalità che spesso e volentieri si tramuta in carenza di idee. Fatto sta che ai maniaci delle sonorità citate in questa sede la band può tranquillamente regalare qualche momento di inebriante felicità.

TRACKLIST

  1. Occult
  2. Red Wine
  3. Black Woods
  4. Falling Apart
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