STONED JESUS – Songs To Sun

Pubblicato il 17/09/2025 da
voto
6.5
  • Band: STONED JESUS
  • Durata: 00:41:04
  • Disponibile dal: 19/09/2025
  • Etichetta:
  • Season Of Mist

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Curiosamente, dopo i Green Carnation a inizio settembre, anche gli Stoned Jesus fanno uscire il primo capitolo di una trilogia da completare nel medio termine. Igor Sydorenko, leader indiscusso del gruppo, che è quasi un suo progetto solista, decide di imbarcarsi, assieme ai suoi nuovi, solidi e affidabili compagni di viaggio Andrew Rodin al basso e Yurii Kononov alla batteria, in questa nuova avventura che si protrarrà lungo il prossimo biennio: a questo “Songs To Sun” dovrebbero infatti seguire “Songs To Moon” il prossimo anno e “Songs To Earth” nel 2027.
Sembrerebbero questi dei tentativi di fidelizzazione del pubblico, un modo per cercare di accalappiare quanti più appassionati possibile e tenerli agganciati: sta poi alla qualità profusa nell’opera a giustificarne l’idea e a decretarne l’effettiva riuscita.
Anche stilisticamente non siamo poi così lontani dai norvegesi; certo, gli Stoned Jesus non suonano né hanno mai nemmeno lontanamente suonato gothic metal, ma l’anima progressive rock, sempre più marcata nel tempo, è ben riconoscibile: più precisamente, gli ucraini con questa nuova fatica si avvicinano ulteriormente al post-metal o sludge atmosferico che dir si voglia – stile in larga parte forgiato dai Neurosis e portato avanti da una miriade di gruppi nel nuovo millennio, dai Cult Of Luna ai Russian Circles.
Lo stoner metal dei primi vagiti della band di Kiev, tra Sleep e Electric Wizard, che già in passato talvolta si faceva rarefatto, ora si spinge nettamente verso altri lidi; le chitarre abbandonano il fuzz per il delay, i toni si fanno sempre meno scanzonati.
Melvins, Fugazi, Deftones, Kyuss, Shellac – ovviamente, Black Sabbath: sono molteplici e variopinti i riferimenti tirati in ballo negli anni da Igor e variabili compagni, e risulta interessante andarli a scovare tra le tracce degli album, ma, se da un lato tengono alta l’attenzione, dall’altro non riescono a conferire una chiara identità al gruppo, al punto che il marchio di fabbrica diventa proprio questo eclettismo che li porta nell’alveo del progressive, ma un progressive fin troppo ondivago e scostante.

Igor Sydorenko è sicuramente un ottimo musicista e un solido professionista in grado di districarsi tra voce e chitarra e tra uno stile e l’altro; lui è gli Stoned Jesus e il successo raggiunto è interamente merito della sua bravura e dedizione, ma né la sua voce un po’ cavernosa e monocorde, né la sua chitarra ad ampio raggio d’azione sembrano risultare sufficientemente originali e carismatiche da permettergli una simile libertà d’azione.
Se si confrontano gli Stoned Jesus odierni con quelli del loro primo lavoro, totalmente stoner, “First Communion”, c’è poco da dire, sembrano un altro gruppo: anche solo questo può bastare a far imbestialire più di un fan, se si aggiunge poi che la loro proposta si è fatta negli anni sempre più pretenziosa, soprattutto se paragonata al suono semplice e alla buona degli esordi, la frittata è fatta.
Però “Songs To Sun” non è affatto un brutto lavoro e, in una certa misura, è anche giusto premiare la voglia di andare avanti e sperimentare, tenendo ben presente però che qualche problema di scorrevolezza e identità c’è ed è inutile negarlo.

Altra considerazione: “I’m The Mountain” da “Seven Thunders Roar”, il loro pezzo più amato e famoso (con ben sedici milioni di visualizzazioni su YouTube), già faceva intravedere la passione del gruppo per le atmosfere dilatate e progressive, e il pezzo di apertura di questo ritorno, “New Dawn” ne ripercorre a grandi linee le coordinate stilistiche: una canzone ben concepita, di qualità, come anche gran parte del resto dell’opera, quasi una sorta di riproposizione semplificata dei Tool di “Lateralus”, che in alcuni passaggi tra sludge e progressive rimanda anche alle chicche degli Earthtone9 di “Arc’tan’gent” e in altri frangenti evidenzia dei chiari richiami ai Mastodon; culmine, poi, della spinta prometeica che porta gli ucraini a osare senza alcun freno, è il blast-beat che si può udire su “Low”, spiazzante e inaspettato.
A chiudere il disco, la lunga “Quicksand”, un pezzo altamente atmosferico – un po’ alla maniera dei Neurosis – che può ricordare concettualmente “Black Church”, il brano finale di “The Harvest”, o “Water Me”, da “Pilgrims”, in chiave elettroacustica; la voce è protagonista di un lungo recitato, che risulta però sfiancante e rende stavolta l’esperimento meno convincente.

Cercando di tirare le somme, si può parlare di un buon disco, penalizzato come detto da un approccio troppo estemporaneo che rende la musica degli Stoned Jesus eccessivamente impersonale, e in seconda battuta anche dalla sua brevità, considerato che i dieci minuti dell’ultimo pezzo risultano in fin dei conti sprecati, e ci si ritrova alla fin fine con appena cinque canzoni per mezz’ora di durata; tuttavia le capacità non mancano, e ci si augura che gli ucraini possano ritrovare appieno il bandolo con i prossimi capitoli di questa nuova saga.

 

 

TRACKLIST

  1. New Dawn
  2. Shadowland
  3. Lost In The Rain
  4. Low
  5. See You On The Road
  6. Quicksand
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