6.5
- Band: STORM CORROSION
- Durata: 00:47:24
- Disponibile dal: 22/05/2012
- Etichetta:
- Roadrunner Records
- Distributore: Warner Bros
La sospirata collaborazione tra Steven Wilson (Porcupine Tree, Blackfield, No Man e solo) e Mikael Åkerfeldt (Opeth) giunge finalmente a compimento dopo anni di attesa. I due musicisti in questione in questi anni non sono certo rimasti con le mani in mano e hanno sfornato ciascuno con le/a proprie/a band più o meno grandi gemme di progressive metal/rock, non lasciando certo a bocca asciutta i sempre più numerosi fan al seguito. L’iniziale inclusione nel progetto del drummer Mike Portnoy è stata definitivamente esclusa in virtù della direzione stilistica minimale del disco, con poche parti effettive di batteria (curate da Gavin Harrison), a beneficio di sonorità ambient in cui interagiscono chitarre pulite, tastiere ed orchestrazioni. “Storm Corrosion” è un disco che raccoglie le anime dei due protagonisti, quella di Åkerfeldt più concentrata sulle chitarre e quella di Wilson maggiormente riscontrabile nel lavoro sintetico, orchestrale e di arrangiamento, e le amalgama in un contesto prog ambientale in cui la forma canzone viene completamente stravolta e dilatata seguendo logiche quantomeno discutibili che spingono il sound fino a suggestioni cinematografiche. Le parti vocali si rivelano complementari alla canzone, non si ergono mai da protagoniste né creano alcun appiglio all’ascoltatore, il ruolo da protagonista spetta all’atmosfera pura, spesso cupa, oscura ed irrequieta, ma talvolta portatrice di una pace ritrovata pensando alle note rilassate della conclusiva “Ljudet Innan”. Il songwriting di questo debutto targato Storm Corrosion non sembra impeccabile ed usiamo questo verbo (“sembra”), perché in realtà dopo svariati ascolti l’album continua a crescere e convincere sempre più, laddove all’inizio ci era parso addirittura insufficiente, tuttavia alcune forzature strutturali riscontrabili soprattutto in “Hag” e “Happy”, creano qualche intoppo di troppo proprio nella fase centrale dell’opera. Giudicare “Storm Corrosion” dopo una manciata di ascolti sarebbe un delitto, l’atteso disco di Wilson e Åkerfeldt richiede tempo e pazienza, va ascoltato preferibilmente in solitudine, senza rumori di mezzo né distrazioni, solo così riuscirete ad apprezzare la bellezza di canzoni quali l’opener “Drag Ropes”, la successiva title track e la succitata “Ljudet Innan” in chiusura. La lunga attesa spesso genera aspettative ancor maggiori, aspettative che “Storm Corrosion” faticherà a soddisfare in parte per la sua scarsa fluidità, in parte per la direzione stilistica che spiazzerà più di un affezionato. Solo il futuro ci dirà se l’album in questione cadrà in fretta nel dimenticatoio o verrà eletto a disco di culto dai progster più incalliti: il presente ci consegna un buon disco non immune da passaggi a vuoto, difficile e pesante da digerire, ma allo stesso tempo intrigante, capace di svelare nuovi particolari ed emozioni ad ogni ascolto, per molto tempo.
