STORM – Nordavind

Pubblicato il 12/11/2025 da
voto
9.0
  • Band: STORM
  • Durata: 00:33:15
  • Disponibile dal: 15/02/1995
  • Etichetta:
  • Moonfog

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Ci sono album che rivestono un’importanza particolare nella storia della musica metal non solo per il loro valore artistico, ma anche perché, con il loro corredo di fatti ed aneddoti, rappresentano epoche irripetibili: “Nordavind” fa sicuramente parte di questa ristretta schiera, poiché, oltre ad essere l’opera che ha sdoganato un certo tipo di folk metal, è il frutto del lavoro e della passione di personaggi che hanno segnato un preciso momento storico.

Gli Storm nascono nel 1993 dalla mente di Sigurd Wongraven, meglio conosciuto Satyr, cantante e chitarrista dei Satyricon, che si prefigge lo scopo di tradurre in note la natura ed il folklore della sua terra natale, utilizzando come linguaggio non solo il metal, ma anche le sonorità più tipiche, tanto che lo spirito del disco è racchiuso nella dichiarazione d’intenti stampata  accanto ai soliti crediti: “Gli Storm sono stati fondati da S. Wongraven, spinto dal suo amore per la Norvegia e dalla voglia di suonare canzoni popolari che provenissero dalle sue coste“. Il secondo musicista coinvolto è Gylve Fenris Nagell, noto come Fenriz, batterista dei Darkthrone, il quale, a dir la verità, già alcuni anni prima aveva tentato di fare qualcosa di simile con gli Isengard, riuscendoci solo in parte. Le due leggende del black metal, per completare la formazione, scelgono la splendida voce di Kari Rueslåtten, che ai tempi militava nei The 3rd And The Mortal, band dedita ad un doom metal melodico con elementi folk e gothic, riformatasi nel 2024 dopo una lunga interruzione.
La musica composta e suonata da questo improbabile terzetto è scarna ed essenziale, glaciale come il vento del Nord evocato dal titolo, come se fosse una trasposizione dei Darkthrone in territori folk, tanto che è incredibile come ogni pezzo abbia un’essenza black metal pur non rispecchiandone gli stilemi: una primordiale commistione tra folk e heavy metal che non era mai stata tentata prima con la stessa convinzione e che, in questa forma, non sarà mai ripetuta in futuro. La scelta, scontata considerando la natura dell’opera, di utilizzare il norvegese per i testi, rende questi pezzi ancora più connessi con il luogo geografico in cui sono stati concepiti, ma non impedirà a “Nordavind” di ottenere un’eco notevole anche a livello internazionale.

Il gelo scende con “Innferd”, un’intro atmosferica di breve durata che porta con sé una brezza fredda, sostenuta da poche note di sintetizzatore e che fa da preludio a “Mellom Bakkar Og Berg”, probabilmente il pezzo più rappresentativo del disco, con gli intrecci vocali dei tre artisti a recitare i versi del poema “Nordmannen”, scritto da Ivar Aasen e considerato un testo fondamentale della letteratura norvegese, in poco più di due minuti sufficienti ad alzare il tasso di epicità a livelli altissimi.
“Haavard Hedde” è una ballata tradizionale ripresa in stile metal, con pochi e semplici riff che sostengono un cantato maestoso, per ricreare un’atmosfera sospesa nel tempo e raccontare la vita di un ragazzo e della sua famiglia in una fattoria in mezzo ai boschi.
La successiva “Villemann”, altro brano ripreso dalla tradizione nordica, condensa in poco più di cento secondi tutta l’orgoglio e la semplicità di questa musica, con due voci in antitesi, una roca e dura, l’altra eterea, su una manciata di riff dal sapore doom.
La breve “Nagellstev” è un inno dedicato alla vastità delle foreste norvegesi (“L’oscurità è in ogni villaggio / nelle valli profonde / qui sulle montagne il sole è tramontato“), declamato dalla voce di Fenriz con l’aiuto di un tamburo e nient’altro, ammaliante ed evocativo nella sua sobrietà.
Si arriva così alla canzone che scatenò pesanti polemiche nei confronti della band, accusata di fomentare odio contro i cristiani e di diffondere tematiche nazionalistiche: “Oppi Fjellet” è un brano duro, in cui la voce gutturale di Satyr si scaglia contro il nemico giurato (“Lo vedi? Lo vedi? / Guarda quel bastardo cristiano! / Impiccalo! Impiccalo! / E se mai sentirai l’odore di sangue cristiano su per la montagna / allora prendi l’ascia e uccidilo!“), proclamando con fierezza tutto l’amore che prova verso la sua terra.
La voce di Kari Rueslåtten è protagonista in “Langt Borti Lia”, un vortice di chitarre grezze e scarne con un coro sgraziato che fa capolino a circa metà brano, così come nell’intermezzo vocale “Lokk”, un minuto scarso di pura poesia (“Conosco un posto, lassù in mezzo alla collina / dove il gabbiano si lamenta e gli alberi proiettano ombre“).
Ci si avvia verso la conclusione con “Noregsgard” che, con i suoi ritmi lenti, il sintetizzatore che affianca la chitarra e le due voci maschili dai toni epici, non è altro che l’ennesimo cantico dedicato alla terra dei Vichinghi, prima delle note acustiche dell’outro “Utferd”, la chiusura ideale per un disco emozionante come pochi, figlio di un periodo ben preciso ma tuttora attuale per il suo valore artistico oltre che per quello simbolico.
Iconica anche la copertina, con la luna ad illuminare un paesaggio spettrale fatto di montagne desolate, immagine perfetta per rappresentare il contenuto musicale di “Nordavind”.

Una domanda che è lecito porsi: il folk metal sarebbe nato anche senza questo disco? Probabilmente sì, perché già allora qualche timido tentativo era stato fatto e gruppi quali Skyclad, seppur con presupposti differenti, avevano provato a sperimentare con questa miscela di stili e soprattutto perché, ora come ora, è un genere che comprende band così diverse tra loro da rendere difficile comprenderne le origini e, per questo motivo possiamo considerare “Nordavind” come qualcosa di unico, un disco nato in condizioni irripetibili e impossibile da replicare.
Per assurdo, chi non sembra amare alla follia questo capolavoro sono proprio i musicisti che l’hanno creato, con Fenriz che quasi non vuole più parlarne e Kari Rueslåtten che abbandonò il gruppo appena dopo la sua uscita. A scatenare questo putiferio, e di fatto a sancire la fine degli Storm, furono le critiche furenti della stampa, soprattutto locale, che accusò il terzetto di infervorare sentimenti nazionalisti ed anticristiani: ciò portò ad una spaccatura tra i componenti, con la cantante dei The 3rd And The Mortal che incolpò i due compagni di band di aver modificato alcuni testi a sua insaputa (in particolare “Oppi Fjellet”), mentre Satyr e Fenriz rimasero fedeli ai propri principi, mettendo la parola fine ad un’avventura che è durata troppo poco.
Di questa meravigliosa esperienza rimangono solamente un disco e qualche brano sparso qua e là, ma forse proprio il carattere estemporaneo del progetto ha contribuito ad alimentarne il mito e, probabilmente, se avessero avuto più fortuna, gli Storm non avrebbero raggiunto questa fama.

TRACKLIST

  1. Innferd
  2. Mellom Bakkar Og Berg
  3. Haavard Hedde
  4. Villemann
  5. Nagellstev
  6. Oppi Fjellet
  7. Langt Borti Lia
  8. Lokk
  9. Noregsgard
  10. Utferd
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