STORMHAMMER – Echoes Of A Lost Paradise

Pubblicato il 23/06/2015 da
voto
6.0
  • Band: STORMHAMMER
  • Durata: 01:02:07
  • Disponibile dal: 12/06/2015
  • Etichetta: Massacre Records
  • Distributore: Audioglobe

Cosa aspettarsi da questo “Echoes Of A Lost Paradise”, nuovo album degli Stormhammer (il quinto della loro discografia), era ampiamente prevedibile: un classico power di stampo teutonico, con riff a valanga, ritmi veloci con tanto di doppia cassa martellante e ritornelli melodici. Ciò, nonostante la line-up si sia sensibilmente rinnovata: infatti, rispetto al precedente album, “Signs Of Revolution” del 2009, sono rimasti solo il chitarrista Manni Ewender ed il bassista Horst Teßmann, ma si assiste anche ad un ritorno, quello del batterista Chris Widmann (che già aveva suonato nell’album “Lord Of Darkness” del 2004). Ancora una volta viene cambiato il cantante e stavolta la scelta è ricaduta su Jürgen Dachl (ex Diabolos Dust e Flood Of Ages): l’impressione è che la band abbia puntato sul suo cantato (che si potrebbe descrivere, in maniera molto approssimativa e con le dovute differenze, un po’ come una sorta di via di mezzo tra quello di Hansi Kursch e di Warrel Dane) con l’idea di indurire quanto più possibile i suoni. Diversi brani, infatti, presentano chitarre ribassate ed un’interpretazione di Dachl che (sorvolando sul fatto che la sua pronuncia risulta talvolta troppo marcatamente tedesca), tende ad essere magari lenta e “cattiva” (emblematica, ad esempio, una traccia come “Fast Life”) piuttosto che veloce, al punto che, sporadicamente, sfocia persino in un cantato estremo. Non sempre i risultati convincono appieno, tuttavia, perchè a nostro avviso la band dà il meglio di sè quando invece sia le chitarre che il cantato sono più aperti ed ariosi, riuscendo così i brani ad essere più trascinanti e coinvolgenti: si confrontino, in tal senso, tracce come “Holy War” (sicuramente tra le più convincenti) o “Promises”. La tracklist prevede anche qualche mid-tempo (“Into Darkest Void”) e una ballata vera e propria (“The Ocean”), magari passabili, ma che non apportano comunque al disco un significativo valore aggiunto. Non particolarmente condivisibile, poi, la scelta (peraltro già riscontrata in passato, con risultati alquanto discutibili) di far ampio ricorso nei brani alle tastiere, dato che, di fatto, risultano poco incisive e parecchio penalizzate rispetto agli altri strumenti. Ad ogni modo, in generale, anche alla luce delle superiori considerazioni, la sensazione di fondo è che gli Stormhammer siano stati stuzzicati dall’idea di introdurre qualche piccolo elemento di novità rispetto al loro classico stile, ma che poi di fatto abbiano preferito rimanere sul sicuro, senza sviluppare idee che avrebbero potuto far compiere al disco un significativo salto di qualità. A conti fatti, “Echoes Of A Lost Paradise” è dunque semplicemente un album onesto, sicuramente non imprescindibile.

TRACKLIST

  1. Remembrance
  2. Glory Halls Of Valhalla
  3. Fast Life
  4. Echoes Of A Lost Paradise
  5. Leaving
  6. Bloody Tears
  7. Holy War
  8. Black Clouds
  9. Into Darkest Void
  10. Promises
  11. Stormrider
  12. The Ocean
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