7.5
- Band: STRAPPING YOUNG LAD
- Durata: 00:39:01
- Disponibile dal: 17/02/2003
- Etichetta:
- Century Media Records
- Distributore: Spin-go
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Premetto che Devin Townsend è uno degli artisti che, a livello musicale, preferisco, trovandolo capace di far nascere il caos dalla semplicità e di trarre poi poesia dal caos per poi di nuovo riprenderla, sezionarla fino a privarla della sua propria natura ed infine ricomporla. Le capacità di questo ragazzo sono oltretutto dimostrate dall’ampia gamma di proposte che da sempre porta al suo pubblico, gamma che si compone di pezzo in pezzo con la rudezza vorticosa degli Strapping Young Lad, con la poesia di Terria, con l’incompresa Physicist fino ad approdare all’introspettiva Infinity. Devin, negli anni, ci ha dimostrato di essere davvero capace di combinarne di ogni tipo. Evidentemente, però, per questo appuntamento il carissimo Devin deve aver deciso di lasciare la sua pur grande inventiva in soffitta, e di sedersi a tavolino per programmare un album che, nella sua pur ariosa interpretazione dei vecchi intenti, fa un buco nell’acqua che solo la buona fede mi fa ‘percepire’ come non irriparabile. Strapping Young Lag: l’album tanto atteso. Che non raggiunge mai la pesantezza di certi frangenti di “City” né intraprende nuove strade, evitando di incunearsi in meandri che nessuno sembra voler esplorare. Diversamente dalle aspettative, questo album trova un punto di incontro con il suo predecessore, sia dal punto di vista della personale proposta di Devin sia da quello degli altri membri della band. A Terria, infatti, non mancano i rallentamenti e le aperture riflessive tipiche della sua proposta, ed il fatto che l’opener dell’album sia una strumentale (“Dire”) lascia presupporre immediatamente la direzione di tutto il complesso di tracce, sebbene le seguenti “Consequence”, “Relentless” e “Rape Song” spacchino i timpani senza raggiungere, ripeto, la violenza sonora di City – e lo stesso dicasi per “Devour” e “Aftermath”. Con “Last minute”, poi, si indirizza l’ascoltatore verso il finale di un lavoro che risulta deludente ed eccessivamente leggero, anche se naturalmente si parla dal punto di vista di orecchie avvezze a certi standard. Per questa volta resto deluso dalla prova del Sr. Townsend: l’album, a conti fatti, risulta certamente gradevole, ma chi come me è un suo fan di antica data di certo ne resterà deluso.
