7.5
- Band: STRAPPING YOUNG LAD
- Durata: 00:42:38
- Disponibile dal: 17/07/2006
- Etichetta:
- Century Media Records
- Distributore: EMI
Uno strepitoso canto del cigno oppure un ultimo guizzo prima del meritato riposo estivo? Non ci è dato di sapere la risposta esatta, ma questa sarà la domanda che perseguiterà i fan degli Strapping Young Lad (e di Devin Townsend) in generale, soprattutto alla luce dell’ottima qualità di questo “The New Black”. Quello che è certo è che in ogni caso i nostri si prenderanno una pausa dopo il battage promozional-concertistico, come ha più volte ripetuto uno scostante ed antipatico Devin Townsend ai microfoni di Metalitalia.com. E al sottoscritto dopo queste parole si sono confuse le idee: come può un album ispirato e fresco come “The New Black” essere frutto di un lavoro sforzato e svogliato? Che il nostro genietto renda meglio sotto pressione? Se lui ha dichiarato che negli ultimi anni sta sentendo la fatica del music businness sulle spalle, se ha riconosciuto che la cosa che desidererebbe ora è scomparire dal mondo musicale con tutto quello che ne consegue, sicuramente avrà i suoi motivi. Fatto sta che i due ultimi lavori, “Synchestra” solista e questo “The New Black” lasciano trasparire una voglia di vivere (musicalmente parlando) davvero notevole. Prendiamo le due tracce poste in apertura, della durata di neanche tre minuti, in perfetto stile SYL, una vera mazzata sui denti (stupendo a tal proposito l’assolo di “You Suck”, uno dei più tecnici mai proposti dai nostri). Oppure il gioiello “Antiproduct”, dove l’eclettismo del nostro mischia le bordate tipiche SYL alle concessioni sperimentali di “Infinity” dello stesso ipotricotico artista. “Monument” è invero poco ispirata, ostinandosi su una melodia vocale banale e piatta, ma che funge da apripista al duo “Wrong Side” e “Hope”, una accoppiata che ogni band estrema vorrebbe avere nella propria tracklist. Se avete qualche nervosismo di troppo, allora “Fucker” fa al caso vostro, un perfetto modo per scaricare le tensioni che la vita purtroppo ci riserva con sempre meno parsimonia. Devin a questo punto sembra dispiaciuto dell’imminente fine dell’album, esordendo in “Almost Again” (un pezzo quasi decontestualizzato dal resto dell’album, musicalmente parlando) con la frase ‘So you’re leaving…’, facendoci tornare alla mente l’incedere dolcemente interlocutorio del bellissimo “Synchestra”, dove il cantante sembrava rivolgersi all’ascoltatore in modo diretto. Chiude in ottima maniera l’accoppiata “Plyophony”/“The New Black”, una vera tranvata sulle gengive, che nella title track tocca vette di velocità e di violenza che possono vantare pochi eguali in ambito estremo. Un lavoro tipicamente Strapping Young Lad, quindi, che presenta elementi di contaminazione interessanti, un buonissimo livello di ispirazione compositiva ed esecutiva, una produzione sempre potente, e dei testi sempre aggressivi ma mai banali. Non ci resta che aspettare e vedere cosa ne sarà del cervello del buon Devin.
