STRATOVARIUS – Episode

Pubblicato il 01/12/2019 da
voto
9.5
  • Band: STRATOVARIUS
  • Durata: 01:03:03
  • Disponibile dal: 22/04/1996
  • Etichetta: Noise records
  • Distributore: Self

Nella primavera del 1996 venne pubblicata una pietra miliare del metal melodico intitolata “Episode”. Il quinto album degli Stratovarius già all’epoca della pubblicazione possedeva i lineamenti di un’opera che non sarebbe passata inosservata alla critica, né dimenticata dai posteri, e che avrebbe influenzato lo stile di gran parte delle pubblicazioni continentali power metal, spianando la strada, ad esempio, per band come Sonata Arctica e Nightwish. Dopo il successo del buon “Fourth Dimension”, che vedeva il nuovo innesto di Timo Kotipelto dietro al microfono, il mastermind Timo Tolkki decide di fare il definitivo salto di qualità ingaggiando i due elementi che, da qui in poi, faranno la differenza nell’esecuzione della musica del chitarrista, potendone soddisfare tutti i vizi di forma per velocità e barocchismi: parliamo del batterista Jörg Michael (già noto all’epoca per aver partecipato a lavori come “Masquerade” e “Black Hand Inn” dei Running Wild) e del tastierista Jens Johansson (che dal 1984 era il tastierista di Malmsteen). La scelta cadde su questi interpreti proprio per la capacità dimostrata in quelle uscite di poter assecondare le richieste tecniche della musica del compositore finlandese che, fino a qui, erano state proposte con il freno a mano tirato abbassando i bpm nelle uptempo e confinando la tastiera in qualche semplice riff. Ed in effetti, dopo il noto ticchettio iniziale, “Episode” parte mettendo ben in evidenza i due nuovi arrivati con la roboante cavalcata di doppia cassa nell’anthemica “Father Time” e scatenando il clavicembalo in “Will The Sun Rise?”. Brani che ancora oggi, insieme a “Speed Of Light” (vero e proprio manifesto stilistico tolkkiano insieme alla funambolica strumentale “Stratosphere”), rappresentano l’archetipo della power metal song. Eppure è dalla seguente e monolitica “Eternity” che l’album fa notare un’ispirazione ed una deriva stilistica che permetterà agli Stratovarius di non restare un semplice e fugace mix di Helloween e Malmsteen. Da questa traccia in particolare comincia, non solo nei testi, a far capolino la vena più cupa e malinconica fatta di riff taglienti come rasoi ed arpeggi su scale minori (in netto contrasto col feeling proposto dagli Helloween e dai Gamma Ray di Kai Hansen) che diventeranno, fino a “Stratovarius”, un marchio di fabbrica distintivo per i finnici. Come proposto nell’artwork, questo lavoro rappresenta un portale verso il pensiero ed i sentimenti di una persona fragile ma non ancora disposta ad arrendersi, che nonostante guardi sempre al passato con nostalgia (le prime due canzoni del disco), vive tra un’altalena di momenti lusinghieri ed altrettanti cedimenti, riuscendo comunque a trovare il suo posto nel mondo, il suo perché (“Tomorrow”). Ascoltandolo ora, a quasi tre lustri di distanza dal tracollo psicofisico di Tolkki e sapendo cosa ha passato e tutt’ora stia passando questo complesso autore, tale gioiello di metal melodico suonava forse come campanello d’allarme dello stato depressivo poi degenerato. Certo è che ora possiamo ben reinterpretare e meglio comprendere tutte le sfumature delle liriche pregne di solitudine, mestizia ed angoscia per il futuro, tanto da far sembrare all’ascoltatore le opere di un trentenne come quelle di un uomo vecchio e stanco ormai quasi completamente arreso alla fallacia ed alla caducità della vita; una caratteristica in controtendenza ai canoni power che forse, però, è proprio grazie a questo aspetto introspettivo che il five-piece é riuscito a lasciare il segno. Tornando alla musica, questa irrimediabile e caratteristica ‘presa a male’ scandinava sfocerà però in splendidi e coinvolgenti brani come “Season Of Change” e “Night Time Eclipse” (che rappresentano gli scheletri, i prototipi, delle suite quali “Vision” e “Destiny”, ad esempio). A completare l’opera, ci sono poi la rockeggiante “Uncertainty”, l’orientaleggiante ed epica “Babylon” ed il faro di speranza “Tomorrow”, con a concludere la ballata strappalacrime “Forever”. Queste ultime canzoni variano dal tema malinconico ed aggiungono versatilità ad “Episode” che, oltre all’aspetto più personale ed emotivo, si fa ancora ascoltare con piacere grazie alla sua produzione cristallina, oltre alla nota bontà delle composizioni, che mette in risalto le caratteristiche dello Strato-sound e dei suoi interpreti senza perdere quell’aura di ‘disco suonato’ che, da “Destiny” in poi, non avremo più, complice una chirurgica digitalizzazione della produzione musicale. Insieme al successivo “Visions” (in egual modo importante e caratteristico, ma completamente diverso nello spirito), “Episode” rappresenta il fil rouge tra l’oscurità di “Dreamspace” e lo scintillio patinato del già citato “Destiny”, diventando l’apice esecutivo di una band che ha forgiato, nonostante la biografia controversa, un genere in maniera indelebile.

TRACKLIST

  1. Father Time
  2. Will The Sun Rise
  3. Eternity
  4. Episode
  5. Speed Of Light
  6. Uncertainty
  7. Season Of Change
  8. Stratosphere
  9. Babylon
  10. Tomorrow
  11. Night Time Eclipse
  12. Forever
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