7.5
- Band: STREET TOMBS
- Durata: 00:33:00
- Disponibile dal: 21/08/2026
- Etichetta:
- Carbonized Records
Più che aggiungere nuovi ingredienti, gli Street Tombs scelgono di lavorare sulle proporzioni. “Existence Is Corruption” nasce dalla stessa miscela di death metal e vaghe istanze punk del predecessore, ma la distribuisce con maggiore equilibrio, rendendo il disco più snello e valorizzando una scrittura già solida. Il gruppo del New Mexico, in cui militano anche musicisti con trascorsi in realtà come Superstition e Trap Them, torna così con un secondo album che rappresenta un naturale passo avanti rispetto al debutto, affinando una formula basata su impatto, immediatezza e una notevole capacità di concatenare riff.
Fin dagli esordi, gli Street Tombs hanno individuato un punto d’incontro efficace tra il death metal delle origini e una sensibilità più vicina alla tradizione punk e crust. Se il primo album “Reclusive Decay” aveva colpito soprattutto per il carattere ruvido e istintivo di un death metal comunque molto solido e possente nelle fondamenta, “Existence Is Corruption” mostra una band più consapevole delle proprie possibilità, capace di sfruttare al meglio la brevità e la tensione dei brani. Le composizioni si fanno così leggermente più compatte, con una durata media ridotta e una struttura che privilegia l’impatto immediato, senza perdere quella varietà ritmica che rappresenta uno degli elementi distintivi del gruppo. Il risultato è una versione ancora più asciutta e sfrontata di quel death metal sporco e muscolare che negli ultimi anni ha trovato nuovi interpreti nella scena underground statunitense. Il paragone con i Necrot rimane naturale, ma gli Street Tombs scelgono una via più ruvida, dove la pesantezza lascia spesso spazio a movimenti slabbrati. I riferimenti sono quelli giusti: i primi Death e i Bolt Thrower forniscono la base death metal, mentre Amebix e i primi Celtic Frost aggiungono un senso di inquietudine primordiale, fatto di riff essenziali e atmosfere corrose. In alcuni passaggi emergono anche leggere sfumature black metal e un’attitudine quasi black’n’roll, elementi che arricchiscono un linguaggio già ben definito e che possono evocare a tratti certe cose dei Tombs.
A convincere maggiormente è il modo in cui la band gestisce il flusso delle canzoni: gli Street Tombs hanno un buon istinto nel costruire sequenze di riff che sembrano semplici solo in apparenza, perché dietro la loro immediatezza si nasconde spesso una certa attenzione per gli incastri e gli scarti ritmici. Ogni cambio di prospettiva arriva nel momento giusto, mantenendo alta l’attenzione e dando ai brani una discreta identità individuale. Anche per questo motivo, “Existence Is Corruption” sembra un album pensato per essere portato sul palco. Le sue otto tracce possiedono una fisicità evidente, tra ripartenze improvvise, momenti groovy e passaggi destinati a trasformarsi facilmente in momenti di grande partecipazione dal vivo. La produzione affidata a Greg Wilkinson (Autopsy) contribuisce a rendere il suono compatto e aggressivo, lasciando emergere tanto la ruvidità punk quanto la solidità del comparto death metal.
In un periodo in cui una parte della scena death metal guarda spesso a strutture dilatate e atmosfere opprimenti, gli Street Tombs puntano su una scrittura più agile e diretta. “Existence Is Corruption” funziona proprio per la sua natura scattante, offrendo una successione di riff efficaci e sviluppi sempre funzionali. Un secondo album che conferma il valore della band e ne rafforza la posizione all’interno di quella zona di confine dove death metal e punk possono trovare nuovi punti d’incontro.
