7.0
- Band: STRUCK A NERVE
- Durata: 00:32:22
- Disponibile dal: 28/11/2025
- Etichetta:
- Listenable Records
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Dando avvio alla terremotante “Nocturnal Terror”, buttando un occhio al logo, alla cover dell’omonimo album e alla serie di scatti fotografici allegati al promo, la sensazione di trovarci di fronte ad un nuova realtà thrash-hardcore a stelle strisce era abbastanza attendibile.
E invece no: gli Struck A Nerve sono inglesi, per la precisione di Norwich, e sono nati dalla costola più ‘estrema’ degli Shrapnel i quali, con l’ultimo “In Gravity” (era il maggio dello scorso anno) avevano abbandonato la verve aggressiva e old-school in favore di un più moderno metalcore/djent.
Ecco dunque svelato il mistero: i due fuggitivi, Aaron Tucker (voce e basso) e Chris Williams (batteria), aggregandosi al loro ex compagno Nathan Sadd (chitarrista e leader degli Shrapnel) e al chitarrista Lexell Altair, hanno dato vita ad una vera mina esplosiva, dove la rabbia di Slayer e Power Trip (si osservi bene al carattere del moniker) ha trovato libero sfogo in questo omonimo debutto bombarolo, senza alcun ripensamento del caso. Una sorta di ‘dove eravamo rimasti’, appesantendo ulteriormente le sonorità incise nei primi lavori della precedente band, con l’unico intento di far male.
Thrash e crossover con spruzzate di death condiscono la violenta riflessione dei quattro britannici circa la propensione storica dell’umanità a compiere atti di barbarie; oggi come allora, la sensazione è quella di trovarsi sull’orlo del baratro, come se prima o poi tutto dovesse venire abbattuto dalla follia dell’essere umano.
Da qui l’elmetto chiodato, la maschera anti-gas, le fiamme, le spade e quant’altro a simboleggiare l’irruenza irrequieta degli Struck A Nerve i quali, soprattutto nella prima parte del disco, mettono a soqquadro la colonna vertebrale dell’ascoltatore.
In primis, come detto, con “Nocturnal Terror”: un brano infuocato, che non raggiunge nemmeno i tre minuti, con un riff micidiale, a richiamo delle produzioni di inizio millennio di Tom Araya and company. Merito, tra gli altri, proprio di Chris Williams, il cui lavoro dietro le pelli (uno dei pochi punti salienti di “In Gravity”), trova oggi terreno fertile per scatenare tutta la sua potenza. Questa dichiarazione d’intenti, testimoniata anche dall’ugola sgraziata di Tucker, anticipa la title-track dove uno stacco più armonioso cita malinconicamente i vecchi Shrapnel quasi a dire “ehi ragazzi, siamo ancora noi“.
Da qui il passo a “Parade Of Violence” e alla successiva “Inside The Torture Fortress” è breve, con le coordinate base che seguono di fatto quelle dei primi due singoli: arroganza, impeto, foga.
Ma è proprio a questo punto che nascono alcune domande o, se preferite, delle semplici riflessioni.
Assodata la grinta e l’evidente carisma dell’intera band a tirare pugni a destra e a manca, il dubbio che sorge è il seguente: confortati dal buon esito delle prime cartucce, sembra che da “Raining Death” sino all’ultimo dei trentadue minuti, gli Struck A Nerve si siano in qualche modo seduti, procedendo con il pilota automatico inserito.
Un pilota sicuramente feroce, bardato di groove fin sopra i capelli, ma in qualche modo statico, pur nel suo assalto furioso.
Esordio quindi che puzza di mezza delusione? Ni: i primi quattro brani, come detto, ci avevano forse abituato troppo bene e la speranza di trovarci di fronte ad un album di un certa portata si è trasformata nel tempo in una solida ed onesta botta in testa, senza tuttavia ulteriori traumi.
La bomba è stata comunque lanciata e la deflagrazione c’è stata: ne attendiamo di nuove e, se possibili, ancora più potenti.
