6.0
- Band: STRIKER
- Durata: 00:41:00
- Disponibile dal: 27/07/2012
- Etichetta:
- Napalm Records
- Distributore: Audioglobe
Non è certo nella politica e negli usi di Metalitalia.com quello di criticare le altrui recensioni, ma non possiamo che stupirci quando leggiamo da più parti che i canadesi Striker rappresenterebbero una ventata d’aria fresca in ambito classic metal. La band è assolutamente devota al “prete di Giuda”, tanto che basterà sentire il riff portante della terza traccia (“Lethal Force”), prelevato di forza dal classico “Metal Gods” dei Priest, per capire che quella “fresca ventata” di novità, non è altro che un ventilatore che si limita a smuovere dell’aria calda e stagnante. La band di Edmonton è indubbiamente un combo valido ed apprezzabile, ma assolutamente derivativo e che non ci fa ascoltare nulla di piu’ di una sua versione di un album come “Painkiller”. Ottima produzione, chitarre dal riffing sempre e comunque melodico e cantabile, una batteria che nei momenti di maggior enfasi non ci può che ricordare il miglior Travis nel suo incedere schiacciasassi ed una voce che rappresenta lo stereotipo del cantante metal (epicità, tonalità irraggiungibili, vibrati dirompenti e chi più ne ha…) sono le caratteristiche che troveremo tra i solchi digitali di questo “Armed To The Teeth”, disco che comunque, diciamolo, al di là della propria essenza derivativa e standardizzata, presenta anche molti aspetti positivi. Le peculiarità che fanno di questo CD un disco “scontato” sono le stesse – ammettiamolo – che cerchiamo comunque in ogni buon disco classicamente metal, ritrovandoci a criticare una donna eccessivamente appariscente ed artificiosamente curata, per poi voltarci e guardarla passare con malcelata brama. Il combo canadese ci permette di staccare la spina per tutta la durata del disco, senza obbligarci a seguire cervellotici e pindarici voli, con il nostro “io” più tamarro che alza continuamente e virtualmente il proprio pugno borchiato al cielo. Splendide chitarre elettriche si alternano in assoli decisamente degni di nota, innalzando il già buon livello tecnico di questa uscita discografica. Torniamo a scrollare la testa quando ci rendiamo conto che i testi non sono certo dei capolavori (“…fight for your life, fight for your freedom…”), e la muoviamo poi in un headbanging furioso quando parte l’ennesima cavalcata in doppia cassa; insomma, ammettiamolo, il disco è carino ed è un regalo che faremmo alle versioni adolescenti di noi stessi, se solo non avessimo un “certa età” ed il nostro lato razionale non continuasse a sussurrarci in un orecchio: “Psst… hey ,questo disco l’hai già sentito mille volte, con mille titoli diversi”.
