STUCK MOJO – Here Come The Infidels

Pubblicato il 20/07/2016 da
voto
7.0
  • Band: STUCK MOJO
  • Durata: 00.41.18
  • Disponibile dal: 01/07/2016
  • Etichetta:
  • Distributore:

Allo status indiscusso di pionieri del movimento rap metal gli Stuck Mojo potrebbero aggiungere quell’aura mistica degli “underdogs”, ovvero gli sfavoriti, i perdenti, che nonostante l’esplosione del movimento nu metal e le grandi occasioni offerte dalla lega pro wrestling WCW non sono riusciti a capitalizzare e mantenere il grande successo commerciale di “Rising”, ai tempi (1998) l’album più venduto in casa Century Media. Proprio dall’apice della carriera il rapporto turbolento tra il leader Rich Ward e il frontman Bonz ha cominciato ad incrinarsi sino alla rottura, poco dopo il conseguente e problematico “Declaration of a Headhunter”. In quindici anni ci sono stati altri progetti e una parentesi con il gigante Lord Nelson al mic – che non ha convinto nessuno – fino all’attesa riunion, che avrebbe dovuto portare al nuovo album ma che invece è sfumata in brevissimo tempo. “Here Come The Infidels” parte da quei presupposti, con alcune caratteristiche prevedibili: prima di tutto si torna al sound dei primi tre album, eliminando tutte le sperimentazioni melodico/commerciali del periodo Nelson e puntando su riff muscolosi, strofe rappate e ritornelli corali e in poche parole tutto quello che desideravano i fan, compreso chi scrive. In secondo luogo, come in tutto il periodo post Bonz, si assiste allo show di The Duke, che da leader incontrastato fa il bello e il cattivo tempo, tanto da poter ipotizzare un album interamente scritto da lui e consegnato al nuovo emcee con solo le strofe da riempire. La maggior curiosità riguarda il nuovo frontman a questo punto, presentato in maniera entusiastica come “un cazzo di ninja, colui che setterà nuovi standard per le band con un rapper”. Il ragazzo dalla faccia pulita sa fare il suo lavoro e lo sa fare bene, con un’impronta decisamente scolastica e un flow vecchia scuola che fanno una porca figura soprattutto nei binari del crossover degli Stuck Mojo. In “Destroyer” poi, dove ottiene i riflettori per sé, riesce ad essere davvero convincente. In decenni di contaminazioni però la fusione che sperimentarono i Mojo negli anni ’90 si è evoluta, imbastardita ed integrata a livelli impensabili, tanto che oggi i pur validi brani della raccolta hanno un suono del tutto ordinario. Sebbene quindi questo album seppellisca in tutto e per tutto quelli firmati da Lord Nelson, con pezzi convincenti come “Charles Bronson”, la title track e “Verbal Combat”, per gli under 30 sarà Dad Rock fatto bene ma diretto quasi esclusivamente ai nostalgici. Probabilmente The Duke non poteva far di meglio e non voleva far diversamente, ma se i Prophets Of Rage hanno dovuto ridimensionare i piani per il proprio tour in scala minore è chiaro che un mix tanto rivoluzionario di rap e metal subisce l’impatto del tempo in maniera esponenziale rispetto ad altri generi musicali. Fissati questi limiti, il disco si fa ascoltare per bene, e in quanto miglior disco della band dai lontani anni ’90 farà felici parecchi nostalgici, che potranno tranquillamente aggiungere qualcosa alla votazione qui sotto.

TRACKLIST

  1. Here Come The Infidels
  2. Rape Whistle
  3. Charles Bronson
  4. The Business Of Hate
  5. Verbal Combat
  6. Destroyer
  7. Worst Person On Earth
  8. Fire Me
  9. I Am Legion
  10. Tamborine
  11. Blasphemy
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