7.0
- Band: STYGIAN
- Durata: 00:32:03
- Disponibile dal: 04/07/2025
- Etichetta:
- Time To Kill Records
“Dritto, vai dritto, dritto, non farti interrompere”: qualcuno ricorderà questa prorompente invettiva di un noto giornalista durante una altrettanto arcinota trasmissione radiofonica. Questo sprone ad andare avanti a testa bassa, veloci, senza indugi, sembrano averlo preso alla lettera i ravennati Stygian, per questo loro esordio di smaccata ibridazione tra metal estremo e crust/punk. Una crasi assurta a nota figura allegorica, quella di gruppi che conciliano la bramosia dei mondi metal e punk/hardcore, in un flusso sensoriale ed emotivo che sa esaltare rabbia, urgenza, dinamica disperazione.
Gli Stygian di “Dreadlands” non sono qua per insegnarci nuovi concetti, quanto per perpetrare una certa natura iraconda, darne una rappresentazione ben codificata ma sufficientemente personale e veracemente abrasiva. Un disco, in poche parole, che non ci mette molto a entrare in circolo e a far capire le sue genuine intenzioni. Un’opener quale “Death Rite” non è che voglia comunicare chissà cosa: vuole semplicemente prenderci a randellate, e lo fa benissimo, scattando rapida ed essenziale su un giro d-beat e poi incuneandosi in cadenze martellanti e selvagge, quelle che meglio sembrano contraddistinguere l’operato del gruppo, le sue barbarie.
Snocciolando gli episodi della tracklist si disvela un poco per volta l’insieme di influenze da cui discendono gli Stygian: il death metal, di matrice svedese ma non solo, veicolato in un riffing severo, arrotondato verso il death’n’roll entombediano e con qualche spruzzo dei The Crown; il black metal, nelle sue visioni più crude e veraci, fedeli alle sue origini; le radici crust/punk, tra scuola svedese anni ’90 e l’ombra dei Disfear, e quanto espresso in precedenza dalla scena inglese. Una serie di input sintetizzata al massimo dal quintetto, che manifesta predilezione per strutture asciutte e virate al sicuro impatto, lasciando un po’ in disparte discorsi d’atmosfera e concessioni a sonorità più stratificate.
I cinque dimostrano comunque un pizzico di elasticità, trovando strada facendo alcune gradite variazioni ritmiche, passaggi groovy e accattivanti, mantenendo al centro del discorso un chitarrismo spudoratamente ignorante e casinaro. Salvo poi abbandonarlo in caso di necessità, attraversando con passo sicuro toni fin struggenti, quelli della darkeggiante e ariosa “Burning Mires”, una ventata d’atmosfera all’interno del meticoloso processo distruttivo allestito dal gruppo.
Da qui in avanti non si segnalano in effetti altre sorprese, con la band ben attenta a sfoderare ferocia, compattezza e tensione, a volte avvicinandosi maggiormente al suo versante extreme metal, in altre occasioni lasciando meglio sfogare gli impulsi crust/punk.
L’uniformità di vedute all’interno del disco da un lato ne mantiene alto il coefficiente di adrenalina per l’intera durata, mentre il rovescio della medaglia è una certa prevedibilità una volta che si è capito il gioco degli Stygian. La seconda metà tracklist va più che altro a ribadire le buone cose messe in evidenza in apertura, non trovando ulteriori spazi di crescita e frecce particolarmente ficcanti nella propria faretra.
Gli episodi migliori rimangono quelli un poco più variegati e dalle modalità espressive meno ovvie, dove andiamo a segnalare “You Will Not Survive This Night” e “Shadow Of A Massacre”; il resto rimane su buoni livelli, non si tentenna, eppure la sensazione che si potesse andar un poco oltre rimane.
Detto dei limiti dell’opera, “Dreadlands” rimane un album che si ascolta assai volentieri e non mancherà di dare soddisfazioni a chi si riconosce nei nomi citati in precedenza, quali accostamenti stilistici per la formazione romagnola.
