SUBROSA – For This We Fought The Battle Of Ages

Pubblicato il 09/09/2016 da
voto
7.0
  • Band: SUBROSA
  • Durata: 01:03:59
  • Disponibile dal: 26/08/2016
  • Etichetta: Profound Lore
  • Distributore: Audioglobe

Provenienti da Salt Lake City, i SubRosa sono una particolare formazione sludge/doom metal nata nel 2005 per volontà della cantante e chitarrista Rebecca Vernon e della violinista Sarah Pendleton. Dopo tre full-length e un EP, la band, che nel mentre ha consolidato la sua line-up con una sezione ritmica e un secondo violino, torna oggi sul mercato con questo nuovo lavoro, che conferma il buono stato di salute del gruppo. “For This We Fought The Battle Of Ages” è un album mastodontico, che non si pone limiti nel suo mescolare una pachidermica base sludge/doom con momenti folk, sperimentali e psichedelici. Il disco si compone di sei tracce, quattro delle quali che si assestano tra i 10 e i 15 minuti di durata ciascuno, un brano conclusivo di 7 minuti ed un curioso interludio, cantato in un italiano un po’ stentato, intitolato “Il Cappio”. Con una tale massa sonora da gestire, il gruppo fa del suo meglio per variegate le composizioni, ora con la inesorabile pesantezza del doom, ora con delicati passaggi bucolici, dove fanno capolino strumenti come il flauto, il sassofono, la lira e il corno francese. Assolutamente apprezzabile anche l’approccio vintage/psichedelico che aleggia in tutto il disco:  prendendo il paragone con le pinze, è come se i Jefferson Airplane o Nico e i Velvet Underground partissero per un monolitico trip in chiave doom. Nell’economia del sound dei SubRosa, risulta fondamentale la voce di Rebecca Vernon, che segue con maestria le varie sfaccettature della musica, ora con voce suadente, ora con aggressività e forza. Lo stesso vale per l’accoppiata di violini che guida molto spesso la melodia e aggiunge colori molto particolari all’intero lavoro. Certo non possiamo dire che tutta l’opera sia ineccepibile: le mastodontiche composizioni non sono di facile fruizione e, in diverse occasioni, chi vi scrive si è domandato se una struttura leggermente più snella non avrebbe giovato al risultato finale. Un album certamente difficile, quindi, sfaccettato, che necessita di diversi ascolti per essere assimilato, ma sicuramente degno di attenzione.

TRACKLIST

  1. Despair Is A Siren
  2. Wound Of The Warden
  3. Black Majesty
  4. Il Cappio
  5. Killing Rapture
  6. Troubled Cells
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