7.5
- Band: SUBROSA
- Durata: 01:07:34
- Disponibile dal: 17/09/2013
- Etichetta:
- Profound Lore
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Altro capitolo e altro centro per le Subrosa, doom band dello Utah quasi tutta al femminile e caposquadra, insieme ai Pallbearer, del “dipartimento” doom del poderoso roster Profound Lore. La band americana era attesa al traguardo della riconferma dopo un album grandioso come “No Rest for the Mighty Ones” e non ha fallito minimamente l’obiettivo, casomai anche facendo di gran lunga meglio di suddetto capitolo e portando la loro meravigliosa proposta di doom magico e ancestrale addirittura ad un livello successivo di grandezza e maestosità. Molto più conciso e concreto del suo predecessore, “More Constant Than the Gods” è un lavoro imponente e immaginifico che ha saputo finalmente concretizzare l’enorme propensione delle Nostre a voler unire un riffing fumoso ed esoterico dal forte feel impattante – in pieno stile Electric Wizard – con le crepuscolari trame neo-folk e avantgarde degli Amber Asylum e dei Current 93. Il gioco stavolta è riuscito alla band alla perfezione, ben più che in passato, e questa simbiosi stupenda è immediatamente evidente sin dalle prime note della opener “The Usher” la quale in principio esplora con maestria e tatto estremo le desolate ed esoteriche lande di un folk acustico e desolato di inconfondibile natura “roots” per poi deflagrare in un tripudio di riff pachidermici e monumentali. La musica delle Subrosa non solo è avvincente e memorabile per la compattezza e la fluidità stilistica che mostra, ma anche perché vive di un’ambiguità di fondo che la separa da quanto siamo abituati a sentire solitamente nel genere. Le voci della chitarrista Rebecca Vernon sono sempre pulite e sono dominate da una spiccatissima verve soul che imprime alla musica tutta una fortissima vena melodica. Le strutture fumose e tracimanti della musica, pensate per veicolare un verbo doom classico e dal sentore altamente “vintage” sono continuamente sferzate da surreali e ossessive linee di violini (appannaggio delle superlative doti musicali di Sarah Pandleton e Kim Pack) che creano trame inestricabili di rumore e che fanno collassare questo loro manierismo classico in un tripudio di neo-psichedelia futuristico e surreale. Sta qui la forza delle Subrosa: in loro la trazione vive e scalpita feroce ed energica, ma gli spazi per la sperimentazione, per approcci compositivi affatto ortodossi e per una personalizzazione della musica che appare totale, sono pressoché infiniti. “More Constant Than the Gods” è dunque un’opera sia colossale nella forma che particolarissima nella sostanza e, anche se la qualità della musica decresce in maniera percettibile dai fasti insuperabili delle prime due canzoni in poi, non possiamo negare che il lavoro rappresenta pur sempre uno dei momenti più alti ed avvincenti del doom metal targato 2013.
