6.5
- Band: SUBTERRANEAN DISPOSITION
- Durata: 00:46:03
- Disponibile dal: 24/06/2023
- Etichetta:
- Hypnotic Dirge Records
Spotify:
Apple Music:
Sette anni di silenzio separano il nuovo “Individuation” dal precedente “Contagiuum And The Landscapes Of Failure”, un disco lungo e difficile, a tratti persino ostico, che per questa ragione abbiamo abbandonato piuttosto in fretta. Con questo terzo capitolo la band australiana, capitanata da Terry Vainoras, continua – con tutta calma – il proprio percorso artistico nei meandri del doom-death con importanti aperture ambient e divagazioni jazz, al punto che appare più corretto inserirla nel filone del progressive metal ‘estremo’ piuttosto che in quello del doom-death canonico.
Il terzetto propone anche questa volta una manciata di brani lunghi (mai sotto gli otto minuti) e dalla struttura molto frammentata: proprio questo è il problema principale del disco – e più in generale della musica del gruppo – che rimane vittima di un songwriting troppo sperimentale e a tratti cervellotico. Ci sono melodie e riff che – seppur non incredibilmente originali – funzionano, complici una produzione adeguata e un tocco sludge che ‘ingrassa’ e sporca il suono qua e là, ma la ricerca quasi spasmodica di soluzioni alternative, rallentamenti e aperture melodiche, finisce per annacquare i brani, disperdendo la tensione e l’attenzione dell’ascoltatore.
Fa meglio di altri “Archetypal”, ma il problema rimane: i ragazzi di Melbourne sono sicuramente musicisti capaci, e Vainoras dimostra un’invidiabile capacità di padroneggiare stili vocali diversi – dal cantato pulito al growl e lo scream – ma la chiave di lettura progressive-avantgarde che propongono non funziona come dovrebbe e i pezzi risultano apprezzabili solo in specifici segmenti, difficilmente nella loro interezza. Buone le atmosfere plumbee e gotiche à la My Dying Bride che ogni tanto fanno capolino, il lavoro della sezione ritmica e le (sporadiche) accelerazioni death metal, mentre il contrasto tra la solarità del sax e la ruvidità della componente metal funziona fino ad un certo punto.
Forse la dimensione live potrebbe – magari nel contesto raccolto di un piccolo club – far apprezzare maggiormente questa proposta, che su disco continua a risultare però di assai difficile fruizione.
