SUBTERRANEAN MASQUERADE – Vagabond

Pubblicato il 05/09/2017 da
voto
8.5
  • Band: SUBTERRANEAN MASQUERADE
  • Durata: 00:47:54
  • Disponibile dal: 01/09/2017
  • Etichetta: Vici Solum Productions
  • Distributore:

Alcune formazioni, purtroppo, considerano il progressive un genere con delle coordinate precise da seguire, sfruttando la musica come luogo in cui mettere in mostra la propria abilità tecnica, in una esibizione plastica di forza. Altre, invece, hanno un approccio completamente diverso e riescono a far compiere all’ascoltatore un vero e proprio viaggio, talvolta metaforico, tra i meandri della mente umana, talvolta attraverso paesaggi fantastici in mondi immaginari, oppure, come nel caso dei Subterranean Masquerade, un vero e proprio viaggio intorno al mondo, visitando paesi esotici e riuscendo con il solo potere della musica ad avvicinare luoghi lontanissimi tra loro. Nati nel 1997 dalla mente del leader e chitarrista israeliano Tomer Pink, i Subterranean Maquerade ci avevano già convinto all’epoca del primo full length del 2005, “Suspended Animation Dream”, e avevano poi confermato il loro talento anche nel successivo “The Great Bazaar” (2015). Questa volta, però, la formazione multietnica si è davvero superata, confezionando un album strepitoso, che raccoglie l’eredità di grandi nomi della musica progressive (ma non solo) e li unisce alla musica etnica: occidente e oriente uniti in un perfetto esempio di sintesi ed integrazione. L’album si apre con “Place For Fairytales” e subito veniamo catapultati nell’oriente esotico, con una melodia luminosa, che profuma di spezie, con le chitarre ad intrecciarsi al sitar e alle percussioni; quando entra la band al completo la melodia si fa ariosa, con un’ottima sezione di fiati e un’atmosfera che ci riporta all’indimenticabile classe di David Bowie. Il secondo brano, invece, rimescola le carte in tavola, con un’ambientazione più occidentale: inizia come un brano dei Green Carnation più seventies (non a caso alla voce c’è l’ottimo Kjietil Nordhus), con la chitarra elettrica e l’hammond in bella vista, mentre la voce pulita del cantante si intreccia con quella della seconda voce, ad opera di Eliran Waitzman. La qualità della scrittura è altissima, con i musicisti che progressivamente abbattono ogni barriera, con quella capacità rara di spaziare tra i generi senza cadere nel tranello del patchwork: le canzoni, pur diversissime tra loro, funzionano e mantengono coerenza e unitarietà. L’album prosegue e veniamo coinvolti in un viaggio variopinto: “Waves” rallenta i ritmi, lasciando il piano a guidare la melodia per poi lasciare spazio ad un piccolo valzer che potremmo tranquillamente ascoltare in una colonna sonora di Nicola Piovani; mentre “Carousal” sembra un passeggiata nel chiacchiericcio di un bazar, poi, come se si fosse entrati in un tendone appartato, il silenzio cala e sono il pianoforte e il violoncello ad emergere. Ogni composizione di “Vagabond” meriterebbe un’analisi approfondita, ma non vogliamo togliere al lettore il piacere di scoprire le mille sfaccettature dell’album. Non possiamo però esimerci dal citare almeno due brani: “Kippur”, un perfetto brano progressive rock dalle tinte orientali, che ricorda certi lavori del miglior Steve Hackett e che poi si trasforma in uno spettacolare finale tra synth-pop e dance; e “Daled Bavos”, meraviglioso strumentale con la melodia principale dominata da un arrangiamento eccelso di clarinetto e archi, con la band a doppiare il tema principale con eleganza e classe. Prima di concludere i Subterranean Masquerade ci regalano un’ultima sorpresa: una rilettura di “Space Oddity” di David Bowie in cui la band capovolge il punto di vista, trasformando l’etereo e solitario viaggio nel cosmo del Maggiore Tom in qualcosa di più spigoloso e ‘sotterraneo’, elettrificando l’arrangiamento con un approccio praticamente doom. Non ci dilunghiamo ulteriormente, dunque: ci aspettavamo grandi cose dai Subterranean Masquerade e il risultato finale è perfino superiore alle aspettative. Un album da avere, senza se e senza ma.

TRACKLIST

  1. Place For Fairytales
  2. Nomad
  3. Waves
  4. Carousal
  5. Kippur
  6. Daled Bavos
  7. As You Are
  8. Hymn of the Vagabond
  9. Space Oddity
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti degli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.