SUFFOCATE FOR FUCK SAKE – Fyra

Pubblicato il 20/04/2021 da
voto
8.0

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Non è propriamente allegra la musica dei Suffocate For Fuck Sake. Sette musicisti, svedesi, si sono guadagnati un piccolo ma tenace seguito underground attraverso tre dischi, tutti lunghi, tormentati, difficili. E ritornano adesso, a quattro anni da “My Blood”, per parlarci di quattro dolorose storie di dipendenza e solitudine. Quella di Mikael, sotto il giogo della droga; quella di Mia, che parla dell’alcolismo della madre e dello smarrimento di lei e dei fratelli, nel vivere senza una figura adulta che li accudisse; poi c’è Adam, ludopatico, sempre alla ricerca di denaro per alimentare il suo vizio; infine Martina, bulimica, che mangia compulsivamente per sopperire alla perdita della famiglia e per affrontare le fobie nei confronti del prossimo. Il collettivo nordico ci racconta queste storie lasciando sempre affiorare un filo di speranza, dietro la spietata analisi descrittiva delle situazioni dei singoli individui, ognuno protagonista per tre brani ciascuno. La rappresentazione sonora segue da vicino quella degli album passati, disegnando così atmosfere plumbee e in qualche modo sempre misericordiose, evocanti un ventaglio emotivo non certo orientato alla positività, ma infondente sentimenti di compassione e comprensione.
I Suffocate For Fuck Sake si collocano in ambienti ‘post’, muovendosi tra un post-rock ricco di arrangiamenti di synth, influssi ambient, elettronica, arpeggi toccanti, e ingrossamenti metal che, per ruvidezza e taglio del suono, incorporano un pulsante apparato screamo-crust. Screamo riecheggiato in un cantato che sfrega l’anima e la segna indelebilmente, contrastando efficacemente con tappeti di tastiera ariosi e stratificati. Le tracce seguono un’indole cinematografica nella composizione, paiono già bell’è pronte per fungere da colonne sonore per le vicende narrate nei testi; un racconto dai pochi, tremendi strappi, e per la maggior parte del tempo segnato da percussioni caute e di ampio respiro, come del resto estese e riflessive sono le melodie esposte. Vi possono essere rimandi ai dioscuri del post-metal svedese, i Cult Of Luna, oppure alla corrente anglosassone di questi suoni, pensiamo a Light Bearer, Fall Of Efrafa, Archivist, ma l’approccio dei Suffocate For Fuck Sake è in definitiva diverso. Molto meno metal, spostato verso un astrattismo dolceamaro che si allontana dalle mareggiate possenti che il genere va solitamente manifestando.
Al gruppo piace sfilacciare la propria musica, renderla incorporea, utilizzando abilmente a questo scopo un campionario di spoken word che supera di gran lunga quel ruolo di semplice appendice normalmente attribuito al parlato. In “Fyra” queste parentesi sono centrali, rispondendo a una trama testuale che va a guidare la musica e a portarla là dove necessita di andare, per poter accordarsi al mood di quel preciso istante. Come nelle nenie angeliche di “Hope” e “Here”, che hanno nella performance dell’ospite Charlee gioielli rari. Attacchi e pause, sfregi e immobilismi, in “Fyra” i contrasti del post-rock/metal si smussano e dileguano in stagni sonori ombrosi, dove la nebbia dei sentimenti e l’afflizione degli individui si riflette in pulsazioni a bassi regimi, note timide e segnate dalle troppe delusioni, magnetiche nella loro impalpabilità. Un album ricco di suggestioni sottotraccia, poco scenografiche, toccante dalla prima all’ultima nota. Sussurri di pena e timida apertura a un futuro migliore, per una realtà del mondo ‘post’ che, in punta di piedi, potrebbe diventare oggetto di culto per tutti gli amanti di sonorità genuinamente emozionali.

TRACKLIST

  1. From the Window
  2. 15 Missed Calls
  3. All Our Memories
  4. Alone
  5. The Surface
  6. Hope
  7. Cosmopol
  8. Behind the Door
  9. To Fall Apart
  10. Here
  11. Small Comments
  12. Quiet
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