SUICIDE SILENCE – Suicide Silence

Pubblicato il 22/02/2017 da
voto
4.0
  • Band: SUICIDE SILENCE
  • Durata: 00.42.12
  • Disponibile dal: 24/02/2017
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

I paladini del deathcore Suicide Silence si sono distinti una discografia consistente, anche dopo la prematura dipartita di un punto di riferimento importante come il frontman Mitch Lucker. Al secondo album in studio con Hernan Hermida i californiani, consapevoli che una gran fetta dalla propria base di fan non sia riuscita a superare del tutto la perdita, tentano di giocare il tutto per tutto andando a stravolgere completamente la propria proposta e decidendo abbandonare i lidi del genere che hanno sempre rappresentato. Lo fanno bruscamente e con le palle: l’introduzione delle temutissime ‘clean vocals’ avviene infatti in un contesto lontanissimo da “Sempiternal” – giusto per citare una secondo baluardo del deathcore che ha abbandonato la zona di comfort – e non è il solo cambiamento messo sul tavolo. Nel cammino del gruppo si introduce infatti Ross Robinson, super produttore che ha firmato, ormai vent’anni orsono, una rivoluzione sonora che ha cambiato faccia alla musica heavy. L’estrema venerazione della band verso questa figura semi-leggendaria, sommata ad una totale sudditanza psicologica, hanno plasmato le registrazioni verso sonorità malate, oscure, emotive e dolorosissime, come nei rivoluzionari album firmati dal vecchio ‘Re Mida’. Pur ipotizzando che una svolta tanto radicale sia onesta nei confronti dei fan (cosa di cui non siam del tutto convinti) va considerato che non siamo nella seconda metà dei ’90 e, con tutta probabilità, i Suicide Silence non sono i Korn, gli Slipknot o gli Amen. Il nu-metal dei Suicide Silence 2.0 – perché di quello si tratta, data la riproposizione degli stilemi dei capisaldi del genere – è anacronostico e immaturo, a volte tristemente mediocre, spesso confusionario, crudo, caotico. La sensazione è di essere davanti a un’opera incompiuta, ad un passaggio forzato o che avrebbe necessitato di tempo, perché è evidente che i Suicide Silence non stiano tentando di essere più assimilabili e finire in radio, né sono dei musicisti di Serie B. C’è però qualcosa di più grave, incredibile ed irrazionale: anche quando un riff o una linea vocale funziona il risultato viene pasticciato dalla produzione naif imposta dal totalitario Robinson, che piega i succubi musicisti a suoni lo-fi, registrazioni in presa diretta e una generale incitazione all’imperfezione in nome di ideali artistici pur condivisibili, ma che mai e poi mai dovrebbero sfigurare il risultato finale. Moltissimi stanno già puntando il dito su Hermida, facile capro espiatorio che probabilmente pagherà il prezzo più salato, ma questi si dimostra un cantante capace e versatile, con una buona capacità interpretativa. L’errore fatale risiede nell’ambizione smodata di fare un disco ‘art-metal’ partendo da basi fragili e senza un reale percorso evolutivo, affidandosi ciecamente ad un ‘santone’ che ha totalmente perso il contatto con la realtà. Un disco che è già negli almanacchi del metal anno 2017, per i motivi peggiori.

TRACKLIST

  1. Doris
  2. Silence
  3. Listen
  4. Dying in a Red Room
  5. Hold Me Up, Hold Me Down
  6. Run
  7. The Zero
  8. Conformity
  9. Don't Be Careful, You Might Hurt Yourself
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