7.5
- Band: SUMA
- Durata: 61:20
- Disponibile dal: 19/10/2015
- Etichetta:
- Argonauta Records
- Distributore: Goodfellas
Originariamente uscito nel 2010, “Ashes” dei Suma viene riesumato nel catalogo Argonauta in tutto il suo splendore perduto grazie al rinnovato interesse del team dell’etichetta per questa piccola gemma grezzamente intagliata nel rumore e nel suono megalitico dei suoi strumenti. Cinque tracce e oltre un’ora di materiale sludge pesante e monolitico, che pesa sulle nostre orecchie come vagonate di cemento armato. Sintomatico per la caratura di questa ripresa il fatto, inoltre, che questo sia il terzo album della formazione di Malmö, e ancora ad oggi l’ultimo full length prodotto dagli svedesi, almeno prima dell’uscita, prevista per il 2016, di “The Order Of Things”. L’album viene introdotto perfettamente dalla citazione mirabile di Divine nella midnight movie di culto “Pink Flamingos” e introduce propriamente in territori violenti, colpevoli, marcescenti come l’immaginario tetro e distruttivo degli svedesi, pur senza quel comparto ironico e beffardo della pellicola di Waters. Il sound della band verte su stilemi Melvins (di “Lysol”) e Neurosis (quelli di “Through Silver In Blood”) propriamente detti e in “Ashes” sembra quasi di sentire quella pesantezza incessante e oscurità insanabile degna delle band della West Coast, che pesa come un grande coperchio buio e tetro nei suoi tredici minuti di lunghezza. Gemma del disco è la mirabile epopea sludge di “Orissa”, diciassette minuti centrali del disco, cardine e colonna portante della pesantezza e della lentezza cupa di questo lavoro, un trascinamento doom inesorabile portato allo stremo, un abbandono totale al giorno del giudizio in questo richiamo allo stato federato indiano. Con “Justice” si ritorna invece ad un ritmo più incalzante e ad un vortice allucinato che trascina dentro il suo epicentro senza possibile via d’uscita. I suoni di batteria sono secchi come vangate e colate di sabbia sulla schiena, e nella conclusiva “War On Drugs” lo psych doom degli svedesi porta a compimento un discorso di inquieta bellezza lovecraftiana che rimane cenere dopo la distruzione portata avanti nelle sue cinque tracce, uscite altrettanti anni fa e ancora echeggianti nelle nostre menti in rovina. La re-issue di questo “Ashes” è un ottimo reminder e un altrettanto efficace preludio al ritorno della band svedese che avverrà con “The Order Of Things”.
