SUN WORSHIP – Upon The Hills Of Divination

Pubblicato il 28/12/2024 da
voto
7.5
  • Band: SUN WORSHIP
  • Durata: 00:41:24
  • Disponibile dal: 31/10/2024
  • Etichetta:
  • Vendetta Records

Non ci sono mai stati gran squilli di tromba e roboanti fanfare, ad accogliere una nuova fatica dei Sun Worship: i tedeschi appartengono infatti a un sottobosco di formazioni lontane dalle luci della ribalta, che si spendono in un’attività live abbastanza ridotta ed escono con nuovi album senza avvalersi di un intenso lavoro promozionale. Fattore, questo, che ha sempre relegato il duo berlinese in una nicchia underground piuttosto limitata, e non sembra ci siano avvisaglie che la situazione possa mutare.
Lars Ennsen (chitarrista/cantante, anche nella line-up dei più noti Ultha) e Bastian Hagedorn (batterista/cantante) sono un duo di poche parole e fatti concreti, autore finora di una serie di dischi tanto feroci quanto sfaccettati, in aderenza a un’idea di black metal ‘moderna’ a cavallo tra tradizione, influenze crust, tendenze a cavalcare il post-metal e un pizzico di sperimentazione.
Un’idea di massima culminata cinque anni orsono con il miglior frutto di questo percorso, il terzo disco “Emanations Of Desolation”: una pubblicazione carica di epos, altisonante in alcuni punti, che andava oltre il black metal denso, teso e iracondo messo in mostra sui precedenti full-length “Elder Giants” e “Pale Dawn” e altre pubblicazioni minori. Accanto alle specialità della casa mandate a memoria fino a quel punto, in “Emanations Of Desolation” i Sun Worship andavano a prendere una piega tra il mistico e l’eroico, allargando i confini della propria proposta e permettendosi partiture piuttosto ambiziose, pur non oltrepassando nettamente i confini di genere.
“Upon The Hills Of Divination” si mette in scia all’opera appena precedente, scegliendo di confermare e consolidare, invece che aggiungere nuovi aspetti: i brani sono lunghi e tumultuosi, il lavoro chitarristico affilato e ricco di sfumature, mentre le ritmiche sono incalzanti, abbastanza complesse ma perennemente orientate a colpire duro e non concedere pause. Se è vero che le dinamiche dei brani sono divenute, in confronto ai primi anni, più complesse e affini alle sonorità ‘post’ in chiave estrema, ad essere rimasta invariata è la sensazione di oppressione e sovraccarico indotta dalla musica dei Sun Worship. Se agli inizi era una nervosa spietatezza da black metal old-school a colpire, adesso sono la profondità di suono, un riffing sfumato di death metal e sovrapposizioni vocali severe a creare inquietudine e mettere all’angolo. L’atmosfera è tenebrosa, barbara ed arcana, a ricordare per certi versi l’operato dei Bølzer.
Nelle pubblicazioni del duo tedesco, a dire il vero, non è mai stato il fascino delle singole composizioni a rimanere impresso, quanto la continuità d’azione da una traccia all’altra, a creare un’unica, mastodontica apocalisse. Influenze crust/d-beat danno un’ulteriore pennellata di buio e caos a uno stile mortifero, che bilancia il suo essere granitico e monolitico a una rigorosa cura per i dettagli e le piccole variazioni, sia sul fronte chitarristico, sia su quelli ritmico e vocale.
“Emanations Of Desolation” era probabilmente più ricco e variegato, mentre “Upon The Hills Of Divination” recupera in parte la chirurgica essenzialità dei primi due dischi, arrivando quindi fino a un certo punto in termini di creatività, ma rimanendo efficacissimo nel perseguire i suoi intenti, rafforzando il suo valore da un ascolto al successivo.
I Sun Worship rimangono una macchina black metal di prim’ordine, riconoscibile e non confondibile. Le infiltrazioni ‘post’ nel black metal non sono da tempo una gran novità, ma proprio per questo sfuggire alla noia, alla prevedibilità, pur non inventando niente di nuovo, non è cosa da nulla. Altro centro per il Culto del Sole.

TRACKLIST

  1. Within the Machine
  2. Serpent Nebula
  3. Fractal Entity
  4. Covenant
  5. Upon the Hills of Divination
  6. Stormbringer
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