SUNN O))) & ULVER – Terrestrials

Pubblicato il 13/02/2014 da
voto
7.0
  • Band: SUNN O)))
  • Durata: 00:35:15
  • Disponibile dal: 04/02/2014
  • Etichetta: Southern Lord
  • Distributore: Goodfellas

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Niente più che la somma delle sue parti: e non è un giudizio esaltante questo, se si pensa al fatto che da un lato i Sunn O))) sono praticamente inattivi in studio ormai da tempo e ci hanno lasciato alle trame neo-jazz e marziane di “Monolith & Dimensions” di ormai mezzo decennio fa, e gli Ulver sono ormai perenne preda di un astrattismo patologico che li spinge a fare sempre di più musica per pochi nerd eletti fissati col rumore e innamorati di Wagner, dei Kilimanjaro Darkjazz Ensemble, dei Guapo e dei Bohren And Der Club of Gore,  e sempre meno per un pubblico meno affezionato. Proprio su questi due binari viaggia “Terrestrials”, opera collaborativa partorita di getto dai due gruppi in pochi istanti e messa su nastro in pochi giorni, e che senza clamori o colpi di genio degni di nota ci ripropone per filo e per segno da un lato le vicissitudini zorniane, godspeedyouiane e iceburniane di “Monolith & Dimensions”, ovvero un ambient post-rock scurissimo, altamente doomy e completamente intriso dalle nefandezze dell’avantgarde jazz – ovvero di archi, ottoni e fiati eccetera – e dall’altro una chamber music di stampo altamente accademico, wagneriano e neoclassico, esattamente come visto nell’ultima opera dei lupi norvegesi, quel “Messe I​.​X​-​VI​.​X” che senza stupire stupiva, nella sua innegabile eleganza e classe, senza però riuscire a scrollarsi di dosso quella patina di ineluttabile scoperta dell’acqua calda che aveva. Quel disco infatti, ha coinvolto, ma non certo stupito. Insomma da due entità del genere ci aspetteremmo qualche colpo di classe, qualche stravolgimento, anche se piccolo ma palpabile, o qualche nuovo – almeno percettibile – spostamento di assi stilistico-qualitativi, cosa che abbiamo visto le due band fare su larga scala per due decenni di fila, per poi mitigarsi sensibilmente negli ultimi cinque anni almeno. Invece in queste tre lunghe tracce risentiamo ancora e ancora le trame jazzate, neoclassiche e funeree di un avantgarde doom-jazz, indubbiamente altolocato ma che le due band hanno ampiamente ormai esplorato e proposto da un lato altrove (entro le proprie rispettive estetiche) e dall’altro lato anche qualche temporalmente già qualche annetto fa ormai. “Terrestrials” insomma poteva essere semplicemente chiamato “Monoliths & Messe”, tanto è derivativo delle ultime due vesti delle parti individuali coinvolte e tanto è prevedibile, e quasi scioccante nel suo autocitazionismo e nel suo narcisismo. Per non essere fraintesi ovviamente, specifichiamo, e non negheremo mai, che il musicista medio, delle composizioni come queste se le può ampiamente scordare, e non se le può neanche lontanamente sognare di realizzare, e che “Terrestrials” è davvero un’opera frutto del talento più raro e puro, com’è ovvio che sia, visto le personalità coinvolte. Ma come accennato, da un lato siamo piantonati nel 2009 di “Monoliths”, senza averne però né l’estetica malata né l’atmosfera mortifera seppur siamo mezzo decennio avanti ormai, mentre dall’altro troviamo degli Ulver molto chiusi in se e poco comunicativi nelle loro virtù chiave – la voce magnetica di Garm (completamente assente ancora una volta), il piglio progressivo, post-rock e neo-folk che invece aveva fatto ben sperare come visto in “Shadows of the Sun” e “War of the Roses”.

TRACKLIST

  1. Let There Be Light
  2. Western Horn
  3. Eternal Return
1 commento
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