6.0
- Band: SURGE ASSAULT
- Durata: 00:20:00
- Disponibile dal: 10/08/2012
- Etichetta:
- Lo-Fi Creatures
Spotify:
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Sembra si stia delineando una sorta di “scena” in quel di Parma, quasi che Satana stesso, passando per una bottiglia di whisky (simbolicamente e provocatoriamente esplicativa la frase presente nel bel digipack: “Satan wants you drunk”) si sia lentamente insidiato nell’animo dei giovani (musicisti), per poi manifestare tutto il suo potenziale corruttivo e distruttivo in un periodo ben preciso, guidando le proprie legioni di neri adepti armati di chitarre elettriche ed alcol. Questa introduzione pittoresca e visionaria è propedeutica alla disamina dell’EP degli emiliani Surge Assault, una sorta di “cugini cattivi” dei più famigerati Whiskey Ritual, qui presenti in qualità di ospiti nella quarta traccia e nella figura del produttore che in questo caso altri non è che il cantante e leader Dorian Bones. La band propone un sedicente e diretto “rot’n’roll”, di un impatto quasi hardcore che non lascia tregua, rifuggendo ogni sorta di “finestra” dalla quale prendere una boccata d’aria; un assalto continuo dunque, in cui il riffing tipicamente black metal si alterna ad ignoranti e violente sfuriate punk, dandoci l’impressione a volte di trovarci al cospetto di una versione posseduta dei Motorhead. Non c’e traccia di assoli riconducibili al rock classico, alla matrice pentatonicamente blues in questo disco (che avrebbero in parte giustificato l’etichetta auto-assegnata di band black con influenze rock’n’roll) se non forse nella conclusiva e strutturata “Alcoholic Blasphemy” e la voce ferale, sempre e comunque su registri estremi ed assolutamente sputa-polmoni di H.Fever, altro non fa che innalzare in modo esponenziale il tasso di estremismo musicale della proposta tutta. Concludendo, un’ottima produzione, una bella presentazione, canzoni brevi, essenziali e devastanti, fanno di questo EP un ottimo biglietto da visita per quella che oggettivamente è una band molto più estrema di quello che (forse) negli intenti voleva essere. Teniamo il voto basso nell’attesa del full length, usandolo come sprone per consigliare alla band di trovare un’identità più personale ed incisiva, mantenendo costante questa qualità così “facilmente” e velocemente raggiunta.
