SURVIVALIST – A Place For Those Who Suffer, Alone

Pubblicato il 28/01/2026 da
voto
5.0
  • Band: SURVIVALIST
  • Durata: 00:42:12
  • Disponibile dal: 30/01/2026
  • Etichetta:
  • Seek And Strike

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I Survivalist arrivano da Belfast, Irlanda, e tentano di farsi spazio a muso duro nella scena groove/metalcore/deathcore con la loro proposta schietta, moderna e violenta, arrivando con il debutto “VII” alla distribuzione digitale con Earache e approdando con il loro secondo disco alla Seek And Strike, etichetta da cui sono passati Orbit Culture, Upon A Burning Body, Immortal Disfigurement e altri.

Aiutati dalla stampa del Regno Unito, questi ragazzotti si sono infilati da opener in qualcuna delle svariate date di Thy Art Is Murder, Chelsea Grin e simili, sfruttando e cavalcando l’onda della recente popolarità del deathcore, anche senza rientrare al 100% nel genere. Certo, il growl profondo di Gavin Sharp e i breakdown ostentati in più occasioni non li collocano così lontano, ma il cuore del suono dei Survivalist sta nei riff ribassati, moderni e groovy sui quali ogni composizione di “A Place For Those Who Suffer, Alone” trova fondamenta. I brani sono abbastanza simili tra loro, ma quello che affossa l’esperienza complessiva è proprio il cantato eccessivamente monocorde: recentemente si sono fatte strada parecchie formazioni dalle caratteristiche simili, più o meno tutte figlie di Emmure e Bury Your Dead, ma va notato che queste, su costruzioni abbastanza semplici e ripetitive, hanno sfoggiato sempre un eccezionale dinamismo, un groove fuori norma e un’aura che li distingue immediatamente dall’infinità di produzioni dell’universo metalcore. I Survivalist cercano di smorzare il loro peggior difetto con innesti di cantato melodico, sezioni atmosferiche e downtempo, ma certi trucchetti, oltre ad essere impersonali, non sono mai del tutto efficaci. Quando poi trascinano Kid Bookie, rapper con simpatia per il metal, per una sorta di battle nel crossover di “Speak Up (Louder)”, i risultati sono addirittura tragicomici. Se l’ascolto della raccolta può risultare accettabile per singoli brani (“Radio Bleed” ci è anche rimasta in testa per breve tempo), il disco per intero è davvero noiosetto.

Tra le nuove generazioni che emergono con un bagaglio tecnico elevatissimo, una nativa propensione al crossover tra i generi e una fame da coltello tra i denti, troviamo “A Place For Those Who Suffer, Alone” davvero troppo piatto, generico e mediocre per emergere.

TRACKLIST

  1. A Place For Those Who Suffer, Alone
  2. Radio Bleed
  3. Failure Of Being
  4. All Of Our Desires…
  5. Deathbed (ft. Alex Koehler ex-Chelsea Grin)
  6. Weaponised God Complex
  7. Speak Up (Louder) (ft. Kid Bookie)
  8. …Ruined By Grief
  9. Denial In Your Deception STOP PLS
  10. ROT (Redux)
  11. I, Tyrant
  12. How Do I Stop Thinking About Death
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