SUSPERIA – The Lyricist

Pubblicato il 19/03/2018 da
voto
7.0
  • Band: SUSPERIA
  • Durata: 00:49:09
  • Disponibile dal: 16/03/2018
  • Etichetta: Agonia Records
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Era da ben nove anni che non si sentiva parlare di un nuovo album dei norvegesi Susperia, una band dedita a una proposta musicale abbastanza varia e particolare, in grado di attingere tanto dal thrash quanto dal black e dal death più melodico, che vede inoltre all’interno della line-up musicisti piuttosto conosciuti tra cui il batterista originale dei Dimmu Borgir Ian Kenneth Åkesson, alias Tjodalv. Diciamocelo, come band non sono mai stati in grado di brillare oltre un certo livello, ma nei dieci anni successivi alla formazione sono comunque riusciti a ritagliarsi un posto nel cuore di diversi appassionati con album comunque gradevoli e ben proposti, riuscendo persino a piazzarne due rispettivamente al trentanovesimo e al ventottesimo posto delle classifiche norvegesi. Oggi i membri coinvolti nel progetto sono praticamente gli stessi di diciotto anni fa, fatta eccezione per il vocalist Pål ‘Athera’ Mathiesen, che qualcuno conoscerà per essere anche stato per anni la voce dei Chrome Division, qui inaspettatamente sostituito da una versione incattivita e, potremmo dire, inedita del buon Bernt ‘Dagon’ Fjellestad, che chi vi parla ha sempre apprezzato come voce tipicamente power metal nei talentuosi connazionali Guardians of Time. Vi starete chiedendo a che tipo di pubblico si rivolgono ora questi cinque omaccioni, e noi vi rispondiamo che sicuramente ci sono numerosi elementi che ci rimandano a gente come Satyricon, Old Man’s Child o gli stessi Dimmu Borgir, ma anche altri che invece potrebbero stuzzicare l’interesse degli estimatori di Testament, The Haunted e, in certe sfumature, persino Soilwork e gruppi affini. La tracklist è infatti un susseguirsi di parti evocative e lugubri, alternate ad altre più violente e distruttive, che permettono alle nove tracce di avere delle singole strutture comunque varie e non lineari, che possono però incappare in un leggero senso di monotonia generale quando si ascolta l’album dall’inizio alla fine: i brani infatti sono tutti piuttosto gradevoli, ma ci è sembrato che non ce ne fosse nessuno particolarmente in grado di spiccare rispetto agli altri per un qualsiasi motivo, pur non mancando sicuramente dei singoli momenti isolati particolarmente esaltanti, come ad esempio la micidiale parte finale di “My Darkest Moment”, dove il poliedrico Bernt da letteralmente il meglio di sé. La sua prova va sicuramente citata come una delle migliori dell’intera opera, grazie anche a una notevole capacità di passare in totale naturalezza da una timbrica feroce e tipicamente black a delle clean vocals limpidissime, davvero degne di un vocalist power metal coi cosiddetti. Quasi totalmente esente da critiche anche e soprattutto il lavoro dietro le pelli del sopracitato Tjodalv, una vera e propria fabbrica devastante di ritmiche tritaossa, colli rotti e contusioni in caso di moshpit. Alla luce di tutto ciò, l’ascolto e eventualmente l’acquisto di questo album sono consigliati? Secondo noi sì, dal momento che, pur essendo un album imperfetto, è comunque un prodotto di buona qualità che potrà sicuramente regalare attimi di esaltazione a molti estimatori di un certo tipo di sonorità oscure e nel contempo grintose, oltre a rappresentare un piacevole ritorno sulle scene da parte di una band che a quanto pare ha ancora il suo bel da dire.

TRACKLIST

  1. I Entered
  2. Heretic
  3. The Lyricist
  4. My Darkest Moment
  5. Day I Died
  6. Void
  7. Feed the Fire
  8. Whore of a Man
  9. Come Aliva
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