SUTEKH HEXEN – Monument Of Decay

Pubblicato il 06/11/2013 da
voto
7.5
  • Band: SUTEKH HEXEN
  • Durata: 00:20:06
  • Disponibile dal: 09/09/2013
  • Etichetta: Black Horizons
  • Distributore:

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Nessun confine è concepibile nell’estetica sonora dei Sutekh Hexen. La violenza e l’orrore possono e devono essere portati alle loro estreme conseguenze, anche in un formato ‘missione suicida’. Non ha importanza. Nonostante i vari cambi di lineup e i tumulti interni che hanno caratterizzaato la breve ma accecante parabola della band blackened noise di Oakland, i Nostri si ripresentano sulle scene con un ennesimo lavoro che li riconsacra come eminenze grigie di assuluto spessore nel mondo del black metal più astratto e sperimentale. Evocato benissimo sin nel nome, “Monument Of Decay” è un vero monumento allo sfascio di tutto, allo sgretolamento dell’esistenza tutta. Questa è musica atta a rappresentare il collasso dell’umanità e lo sfaldamento del suo insulso mondo inquinato, logorato, malsano e contaminato dal male. I primi minuti di “Lastness” sono un tunnel. Un budello di rumore che si fa strada tra le macerie di un’apocalisse orrenda. Nessuno ha saputo unire il japanoise, l’industrial e la musica dei primi Ulver in maniera così abile quanto hanno saputo fare i Sutekh Hexen. Il loro mondo rivoltante e clausotrfobico costruito su basi black, ambient, industrial e harsh-noise è di quelli che scorticano vivi. Che prima inorridscono con un vortice solenne e monolitico di soundscape ultraterreni, per poi centrifugare tutto in un marasma di cacofonia e scorticamenti black metal insopportabili. Drum-machine che pulsano come focolai di antrace, chitarre che ronzano come sciami di parassiti, synth e tastiere che ribolliscono cone pozze di lava rovente, voci che strillano e ululano come anime dannate violentate dal demonio. Ecco il sunto di “…Of Emanation”, traccia-mostro che ha saputo unire in maniera impeccabile l’estetica di Wnrld, Mories (più De Magia Veterum che Gnaw Their Tongues), Noism, Theologian e tutta la scuola Crucial Blast con il black metal più infimo, corroso, caustico e vile che si possa immaginare. L’immonda terza traccia “Dhumavati’s Hunger” traspone il tutto sul livello di una resurrezione degli stessi temi, ma in una chiave più finnish noise del predecessore – dunque aggiungendo al capitolo precedente elementi più fisici e carnali – mentre la conclusiva “Dakhma” riduce tutto in cenere con una pioggia acida di tormenti industrali impossibili da quantificare o definire. Questa musica è come avere i ragni nel cranio che cercano di scavarsi un’uscita tramite le orbite degli occhi. Buon ascolto.

TRACKLIST

  1. Lastness
  2. ...Of Emanation
  3. Dhumavati's Hunger
  4. Dakhma (دخمه‎)
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