4.0
- Band: SVANZICA
- Durata: 00:44:02
- Disponibile dal: //2010
- Etichetta:
- My Kingdom Music
- Distributore: Club Inferno
Ma perchè per noi italiani è tutto così difficile? Perchè fatichiamo a creare qualcosa che sia realmente degna di essere ascoltata? Cos’è che ci blocca? Non possiamo accettare, oggi più che mai, un lavoro come l’autoprodotto “Eos” dei veronesi Svanzica, che nonostante una ammirevole voglia di stupire con una commistione di prog, death e funky, si va a collocare tra i peggiori lavori che ci è capitato di ascoltare negli ultimi anni. Un ascolto sofferto da parte del sottoscritto, che più volte è stato tentato di spegnere e buttare via tutto. E se volete comprendere esattamente di cosa stiamo parlando, vi basterà ascoltare anche solo distrattamente le due song poste in apertura, “Whispering” e “Anattà”: una performance vocale da denuncia penale (cantante stonato, goffo e inutilmente camaleontico), che preclude ogni possibilità di ascolto. La domanda è: ma è possibile che nessuno dei cinque della band si sia mai accorto che un disco cantato in questo modo non è accettabile in alcun modo? Un conto è suonare tra amici in sala prove, un conto è registrare un qualcosa che rimarrà per sempre (ahimè). Lasciamo perdere la successiva “Russian Snow”, dove ci si vuole pericolosamente avvicinare ai Novembre, e dove ovviamente si concretizza la disdetta. Per fortuna giunge la strumentale acustica “Interludio”, dove possiamo apprezzare la sopraffina tecnica chitarristica, vicina per ispirazione a quella del superlativo chitarrista country/folk Tommy Emmanuel. Ma poi torniamo nel marasma finto-intellettuale che ci eravamo lasciati alle spalle prima. Le chitarre si fanno impastate, le melodie tornano ad essere mediocri, e torna la voce fastidiosa a farsi sentire in “Lirica Underground” e “Raindust Meraviglia”, dove anche nei titoli bi-lingue gli Svanzica ci riprovano goffamente ad avvicinarsi ai già citati Novembre. Non ci siamo proprio, e le song restanti non fanno altro che avvalorare la tesi di trovarci al cospetto di una band assolutamente fuori fuoco, con qualche potenzialità dal punto di vista prettamente strumentale, ma che deve ancora lavorare molto sulla propria identità. E per favore, smettiamola di citare band a caso nella biografia: è sufficiente alternare clean vocals e growl per rendervi simili agli Opeth? E’ sufficiente sentirsi portatori di chissà quale sacra fiamma dell’intelletto per essere paragonabili ai Klimt 1918?
