SVARTIDAUDI – Revelations of the Red Sword

Pubblicato il 27/11/2018 da
voto
8.5
  • Band: SVARTIDAUDI
  • Durata: 00:47:32
  • Disponibile dal: 03/12/2018
  • Etichetta: Van Records
  • Distributore: Audioglobe

Nel sempre più chiacchierato panorama black metal islandese, gli Svartidauði sono probabilmente la formazione più intraprendente e affermata. A differenza di altri colleghi, il gruppo è regolarmente attivo sul fronte live e ha ormai raggiunto la decina di pubblicazioni, soprattutto grazie ad una fitta serie di demo ed EP. Una carriera sempre poco prevedibile, quella di Sturla Viðar e soci, ma, d’altra parte, non è semplice inquadrare il caos, darne una definizione compiuta che sia in grado di spiegare il fatale dualismo di una forza capace tanto di creare la materia, quanto di distruggerla. Almeno in origine, la musica degli Svartidauði si è spesso configurata come un fremito celebrante il disordine e la decostruzione di tutto; di conseguenza, la scelta di attendere ben sei anni prima di dare alle stampe un nuovo full-length, successore del fortunato debut album “Flesh Cathedral”, non dovrebbe stupire.
Quel che davvero conta, è che “Revelations of the Red Sword” è in grado di confermare tutta la personalità e la classe compositiva degli islandesi, oltre ad introdurre una nuova, oscura, più originale sensibilità medianica. Se “Flesh Cathedral” era un disco ostico nelle geometrie delle ritmiche e nell’obliquità straniante del lavoro di chitarra – anche se a volte immediato per la fisicità trasmessa dallo spessore monolitico del suono – il nuovo “Revelations…”, grazie ad un’immissione più costante di melodia e ad una riduzione nella durata media dei brani, finisce per assumere più i connotati di uno sprofondo mistico che di un viaggio allucinogeno, risultando più accessibile e dinamico.
La forte impronta tecnica, l’ansia sperimentale, il lavoro di batteria variegato e in continua evoluzione, le tortuose dissonanze e la voglia di osare anche in questo nuovo capitolo non vengono meno, ma questi vengono messi maggiormente al servizio della canzone, andando ad interagire e ad intrecciarsi mirabilmente con la suddetta, ampliata, predisposizione armonica in strutture che mantengono una certa indole prog senza però apparire troppo dispersive. La band aveva già accennato a simili formule in alcuni vecchi episodi – i finali di “Sterile Seeds” e “Psychoactive Sacraments”, ad esempio – ma qui tale interazione fra riff sghembi, arpeggi paranoici e pennellate più limpide assume un ruolo più centrale e riconoscibile. Il combo trova insomma ancora una volta il modo per spiccare all’interno di un panorama sempre più involuto e monotono, elaborando un sound che rifugge la complessità ad oltranza per abbracciare un’istintività passionale che parla al cuore con maggiore chiarezza, pur non avendo ovviamente nulla a che spartire con un’attitudine a compiacere facili versanti sonici e orecchie semplici. Un risultato evocativo ed elegantissimo, semplicemente impensabile per la maggior parte delle band intente a seguire pedissequamente i vecchi dettami della scuola islandese o la solita matrice Deathspell Omega.
“Revelations of the Red Sword” scorre come un’acqua carsica tra rocce nere, materializzando paesaggi sonori tanto virtuosi quanto crepuscolari. Se qualcuno avesse nutrito mai dei dubbi sulla longevità e lo spessore artistico degli Svartidauði, l’album in questione è qui a fugarli come leggera nuvolaglia.

TRACKLIST

  1. Sol Ascending
  2. Burning Worlds of Excrement
  3. The Howling Cynocephali
  4. Wolves of a Red Sun
  5. Reveries of Conflagration
  6. Aureum Lux
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