6.0
- Band: SVARTSOT
- Durata: 00:46:09
- Disponibile dal: 29/06/2011
- Etichetta:
- Napalm Records
- Distributore: Audioglobe
E con “Maledictus Eris” i danesi Svartsot sono arrivati al terzo album. Di solito il terzo album è un ago della bilancia equo che sa soppesare correttamente il valore di un gruppo. Gli Svartsot, dopo esser partiti discretamente con il debutto “Ravnenes Saga”, con l’album della possibile svolta non incantano. Il sapore del nuovo “Maledictus Eris”, un po’ a sorpresa, non è “tipicamente vichingo”, ma ricorda assai più da vicino quello celtico. Negli anni il lato folk della band ha sempre avuto un peso importante all’interno dell’economia del trademark e stavolta gli Svartost hanno enfatizzato la loro influenza folk. La produzione è buona, le atmosfere sono sobrie, l’elemento epico è presente in modo massiccio, ma viene tenuto sotto controllo e quasi mai diventa pacchiano o ridondante. Il folk qui utilizzato sembra davvero quello così caro agli irlandesi Cruachan, mentre è nelle parti metal che il gruppo rispolvera le proprie origini germaniche. Gli Svartsot hanno dei punti in contatto con due gruppi svedesi in particolare: i Thyrfing del primo periodo ed i Mithotyn. Detto questo, capirete che gli Svartsot sono assolutamente nella media, tantissimi gruppi, infatti, suonano questa musica a livelli discreti ma nulla più. Agli Svartsot, sin dagli esordi, è sempre mancata un po’ di personalità, quella personalità che gli avrebbe permesso di farsi riconoscere all’interno di un movimento musicale davvero inflazionato. Aanche il nuovo “Maledictus Eris” ripropone in sostanza sempre le stesse soluzioni, senza particolareggiare i singoli brani, senza dotarli di una loro caratteristica. Se uno o due canzoni possono venir digerite e volentieri, alla fine l’album diventa pesante da assemblare perché troppo ripetitivo e avaro di idee. Un gruppo consigliato soltanto ai collezionisti di album folk metal.
