SVARTSOT – Vældet

Pubblicato il 09/01/2016 da
voto
6.5
  • Band: SVARTSOT
  • Durata: 00:45:43
  • Disponibile dal: 20/02/2015
  • Etichetta: Nail Records
  • Distributore:

Un brano come “Midsommer”, in apertura di questo nuovo lavoro dei danesi Svartsot, sembra messo lì per dettare un po’ le regole di quello che sarà l’ascolto dell’intero “Vældet”. I primi secondi fanno sentire qualcosa che poco ha a che fare con il prosieguo del brano, degli accordi solari, freschi, positivi quasi, che vengono interrotti con furia dalle chitarre e dal potente growl di Thor Bager; sebbene l’opener possa essere forse il brano più ‘classico’ dell’opera (e a nostro avviso il più ‘radiofonico’), le coordinate sono qui dettate: folk metal diceva la confezione, viking mettiamo subito in chiaro noi. Un viking che ovviamente non taglia l’inscindibile legame con il folk, sia concettualmente che musicalmente, ma che gioca alla belligeranza e alterna supremazie a tregue, cangiante com’è il dualismo all’interno non solo dello stesso brano ma anche di singoli passaggi in momenti di respiro sempre differenti. Chi mastica folk, viking o anche pagan bene o male può immaginarsi chiaramente cosa aspettarsi da quest’ultimo full length degli Svartsot, ispirato ai rituali del solstizio d’estate nella Danimarca medievale, e sorprendentemente ci verrebbe da dire che anche chi non è troppo addentro alla faccenda potrebbe apprezzare le composizioni, piuttosto compatte e in alcuni momenti addirittura estreme. Brani come “Urtekonen” o “Allerkæresten Min” riescono ad entrarci in mente senza troppa fatica (e a rimanerci, soprattutto), e d’un tratto ci troviamo ad accondiscendere con naturalezza flauti e mandolini a fare da contralto a doppie casse e al riffing particolarmente ispirato delle chitarre; le composizioni sembrano prediligere all’aspetto naturalistico quello più cupo e furioso dell’approccio umano alla terra inviolata con le conseguenze ne possano derivare. L’impronta che sentiamo qui è quella degli uomini più che delle foreste immacolate e magiche, un’asprezza generale corrobora le canzoni che comunque vanno lisce e riescono nel non facilissimo intento di non diventare pacchiane anche quando estremamente votate al medievaleggiante (la strumentale “I Mørkets Skær” ne è un esempio, ma anche “Moder Hyld”), rischio sempre dietro l’angolo per quanto riguarda comparti tanto spirituali – discorso che vale anche per un certo black, ad esempio – e in ogni caso fingiamo di non aver mai visto il video di “Midsommer”: l’iconografia visuale del genere, d’altronde, quella è, piaccia o meno. I pezzi sono bene o male tutti ispirati, e globalmente influenzati da venature melodic death, a volte nemmeno troppo melodico (“Markerdstid” ne ha qualche dimostrazione), e sono le distorsioni compatte e grosse ad andare per la maggiore, con echi di gente come Amon Amarth e (soprattutto) Amorphis che aleggiano per tutta la durata pur senza troppo appesantire la personalità della band, che allo stupire o al virtuosismo non necessario preferisce di gran lunga la passione e la sostanza. Non il disco della vita, ma potenzialmente (e senza esagerare) anche per chi di solito evita cornamuse, corni per l’idromele e arie mistiche come la peste.

TRACKLIST

  1. Midsommer
  2. Urtekonen
  3. Kilden - I Marker Og I Lunde
  4. Allerkæresten Min
  5. Moder Hyld
  6. Markedstid
  7. I Mørkets Skær
  8. Ved Vældets Vande
1 commento
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