8.0
- Band: SVDESTADA
- Durata: 00:33:18
- Disponibile dal: 05/01/2024
- Etichetta:
- Long Legs Long Arms Records
- Shove Records
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Figli di quella corrente neo-crust lungi dal vedere estinta la propria fiamma nei circuiti underground e DIY di mezzo mondo, gli Svdestada si riaffacciano sul mercato con un disco – il terzo di una carriera avviata ufficialmente nel 2017 – che ne proietta quasi all’istante il nome ai vertici del suddetto filone, immortalandone il suono in un flusso che dall’anima sembra farsi largo tra la carne per ascendere al cielo.
Una sintesi mirabile fra la scioltezza e l’istintività del mondo crust punk e l’asprezza di quello black metal, operata da una band per cui è evidente che non possano esistere approssimazioni nel confezionamento e nella messa a punto della propria arte; ogni elemento di “Candela”, dalla poderosa resa sonora alla suggestiva veste grafica, passando ovviamente per un songwriting ancora più compatto e rifinito rispetto a quello messo in mostra sui precedenti “Azabache” e “Yo soy el mar”, sa infatti di raggiunta maturità e desiderio di non lasciare le cose al caso, in un succedersi di brani tanto impattanti e facilmente memorizzabili quanto densi da un punto di vista espressivo e contenutistico.
Raccogliendo in qualche modo l’eredità musicale e spirituale dei compianti Ekkaia, il quartetto di Madrid consegna a questo 2024 ancora agli albori una tracklist in cui si spazia senza soluzione di continuità fra ritmi serrati e arie melodiose, aperture euforiche e rintocchi severi, lasciando che un’interpretazione accorata e una notevole dose di ingegno e flessibilità, con il passare dei minuti, divengano i veri pilastri dell’ascolto. Un quadro sonoro preciso e dettagliato, nel quale l’impeto d-beat delle ritmiche non preclude al guitar work di schiudersi in soluzioni dalla grana fine o dispensare sottili tecnicismi al servizio di una vena melodica arrembante, e in cui uno screaming sentitissimo si fa carico di una narrazione dal sapore sempre e comunque fragile, nostalgico, specchio di un’interiorità in cerca di una luce per orientarsi nel buio della vita.
Come detto, quello degli autori di un “Manos que estrechan planes de muerte y sometimient”, pietra angolare della scena crust/screamo europea, è il primo nome a venire in mente durante questa mezz’ora abbondante di musica, ma nel turbinio di emozioni scaturito da pezzi come “Amargor”, “Efímero” o la titletrack si potrebbero citare anche quelli di Svalbard, Marrow e Loma Prieta, tutte band in grado di distinguersi per un approccio decisamente libero e viscerale alla materia trattata, sia essa più vicina alla sfera metal o a quella hardcore & derivati.
In maniera simile, gli Svdestada di “Candela” si dimostrano abilissimi a costruire un’opera che non reinventa certo la ruota, ma che a conti fatti, all’interno della propria nicchia, può già essere considerata fra quelle ‘da battere’ quest’anno. E scusateci se è poco, dopo appena una settimana.
