8.0
- Band: SWANS
- Durata: 02:01:53
- Disponibile dal: 23/06/2023
- Etichetta:
- Young God Records
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Approcciarsi a un nuovo album degli Swans non significa solo ascoltare delle canzoni, quanto piuttosto lasciarsi andare a un’esperienza profonda, intensa, a tratti massacrante dal punto di vista emotivo. Ma che ha la sua forza proprio nel suo impatto complessivo, e nel perseguire questo proposito, “The Beggar” non può lasciare indifferenti.
Per i fan più attenti, salta subito all’occhio l’assenza di Norman Westberg dopo quarant’anni di onorato servizio, ma poco cambia quando si tratta di Michael Gira: da buon padre-padrone, sono sempre le sue idee e la sua direzione musicale a dare forma a questo mastodontico disco; siamo nell’ordine di grandezza e approccio delle ultime uscite, quindi dal ritorno sulle scene con “My Father Will Guide Me up a Rope to the Sky”, con una sintesi quasi perfetta di no wave, marzialità neofolk, derive psych-industrial e tanta apparente serenità nei numerosi arpeggi che costellano il disco. Apparente, perché dietro a “The Beggar” e al cuore che campeggia in copertina, ci sono ovviamente anche disperazione e una costante sensazione di “sete” d’amore e di vita: temi che, nella loro declinazione più alienata, hanno sempre dato forma ai criptici ma profondi testi di Gira, e trovano alla fine lancinante espressione anche nelle lunghe e avvolgenti spire musicali degli Swans. Sentimenti e sensazioni insieme sublimi e soffocanti, quindi, che si manifestano per esempio in “Paradise Is Mine” o “Michael Is Done”, con il loro contrasto squassante tra quiete e tempesta. Ma non mancano paesaggi cangianti e intensi nel resto del disco, con l’inevitabile apice nell’ennesimo brano da Guinness dei Primati – almeno in termini di durata: “The Beggar Lover (Three)” supera quanto fatto finora dagli Swans, sfiorando i quarantacinque minuti: è un ascolto devastante, parossistico, eppure perfettamente funzionale alla narrazione che Gira porta avanti da così tanti anni, che riguarda tutte le nostre anime oppresse.
Trattandosi di oltre due ore di durata, come facilmente intuibile non si tratta di easy listening: probabilmente, anzi, serviranno più tranche di ascolto per assorbirlo – o tollerarlo, se preferite. E, altrettanto comprensibilmente, non è il disco con cui approcciarsi, da neofiti, a una band come gli Swans. Ma se siete già ammiratori di questa strana creatura, elegantissima e crudele, non mancate l’ennesima staffilata al cuore che ci hanno allestito.
