SWANS – The Glowing Man

Pubblicato il 11/07/2016 da
voto
8.0
  • Band: SWANS
  • Durata: 01:58:00
  • Disponibile dal: 17/06/2016
  • Etichetta: Young God Records
  • Distributore:

Un capitolo finale, almeno per la formazione che Michael Gira aveva configurato come quella più idonea a proseguire il percorso dei suoi Swans dal 2009. “The Glowing Man” appare già configurato come uno di quei lavori che vogliono sancire qualcosa già dalle premesse, e con un nome di questo calibro alle spalle e una mole di materiale come questo (doppio CD e triplo LP) è difficile prendere sotto gamba uno statement come questo. L’album infatti risulta come un grande ascolto di chiusura di un concerto di quegli Swans che ultimamente hanno deliziato i palati più raffinati con grandi risultati come “The Seer” e “To Be Kind”, rispettivamente 2014 e 2015, risultando quello che può sembrare uno dei nomi più riconosciuti come culto assoluto nel mondo della musica pe(n)sante contemporanea. Il tono sciamanico di Gira assurge qui a modus operandi della comunicazione di “The Glowing Man”, fin dalle prime battute di “Cloud Of Forgetting”, mirabile introduzione ad un percorso introspettivo mistico e sempre attento, nei suoi canoni consueti (per modo di dire) di sperimentazione, ad un’estetica e ad una fruizione che possa essere sempre fondamentale per un prodotto come questo. Naturalmente ogni album degli Swans, soprattutto se doppio, risulta un naturale percorso tortuoso, difficile e necessitante di una certa buona dose di spalle forti, ma è anche vero che la progressione naturale del percorso di “The Glowing Man”, come era stato per i precedenti, porta ad una camminata su un percorso di espiazione e fascinazione, purgatoriale e illuminante, che necessita indubbiamente del suo tempo di percorrenza. “Cloud Of Forgetting” e “Cloud Of Unknowing” sono preghiere, processi zen di introspezione, introduttivi ed insieme già autoconclusivi di una presa di coscienza musicale di un modo di fare musica: statement essi stessi, soffusi, di una tribalità sonora più che ritmica, di una armonia che sfugge alla figurazione più dettagliata e decisa di un brano definitivo eppur sempre perfettamente intagliata nella pietra grezza. Le tonalità morrisoniane percorrono tutto il percorso di questo fiore sbocciante,  in “The World Looks Red/The World Looks Black” e nella totalizzante e ossessiva title track in cui le vocals da crooner americano si intersecano in una comunione di sonorità sludge e pattern percussivi di impronta quasi etnica di cui l’album sembra essere più ricco che in passato, nonostante questo stesso passato riecheggi in vari modi, sia a livello estetico che di contingenze. Parte delle liriche di “The World Looks Red/The World Looks Black” risalgono infatti all’incirca al 1982 ed erano state prese dai Sonic Youth per la loro “The World Looks Red” mentre per “The Glowing Man” ci si basa su un passaggio di “Bring The Sun” di “To Be Kind” del 2015. Non sono naturalmente da tralasciare alcune delle critiche che si potrebbero apporre a quello che risulta un terzo lavoro nel giro di poco più di tre anni, dove sembra quasi innaturale un perseguimento di forma e spirito compositivo. A questo si può rispondere con le parole stesse di Michael Gira: “Questo è stato il periodo più arduo e appagante della mia carriera musicale”. Follow the sleeper man. E ad ognuno la sua Visione.

TRACKLIST

  1. Cloud of Forgetting
  2. Cloud of Unknowing
  3. The World Looks Red / The World Looks Black
  4. People Like Us
  5. Frankie M
  6. When Will I Return
  7. The Glowing Man
  8. Finally, Peace
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