SWANS – The Seer

Pubblicato il 18/09/2012 da
voto
7.5
  • Band: SWANS
  • Durata: 01:59:13
  • Disponibile dal: 28/08/2012
  • Etichetta: Young God Records
  • Distributore:

Un disco che si apre con la parola “lunacy”, ovvero “pazzia”, ripetuta fino al vomito su una base di mandolini clavicembali, violini e feedback. Ma Michael Gira d’altronde lo aveva promesso: “‘The Seer’ sarà il definitivo album degli Swans, l’album riassuntivo di tutto quello che gli Swans sono stati e hanno fatto negli ultimi trent’anni”. E così è stato. E da queste intenzioni è nato un mastodonte. Un doppio album lungo due ore in cui sono contenute le estremità musicali tra le più radicali e distanti che si possano immaginare. Inevitabile il fatto che, visti gli intenti, gli Swans – band già di per sè votata ad un astrattismo patologico – abbiano partorito un’opera sì incredibilmente sostanziosa, ma anche vastissima e dunque a tratti rareffatta, e, nei casi più estremi, anche dispersiva. Ma la natura della band è questa: Gira è compagni sono forse stati più di chiunque altro i più convinti portabandiera di un modo di intendere la creazione musicale che ha come fondamento portante l’istintualità, l’impulso primoridiale più efferato, e dunque, nessuna regola o restrizione. Tanto, forse tutto, di ciò che oggi chiamiamo con il suffisso “post” davanti, passa necessariamente dagli Swans. Da una logica necessariamente selvaggia. Dal superamento totale di ogni restrizione compositiva e concettuale. I sali-scendi emotivi inarrestabili, i build-ups monumentali, le deflagrazioni improvvise, la ripetitività ipnotica procrastinata quasi fino alla pazzia che si sente in ogni singolo, maledetto, ennesimo, album post-metal che sentiamo oggi, non è null’altro che un goffo, maldestro e soprattutto assolutamente inconsapevole tentativo di voler replicare ciò che Michael Gira aveva già “inventato” trent’anni fa. Neurosis, direte voi. Sì, ma i Neurosis non sono certo venuti dal nulla, inizialmente suonavano punk rock. Avranno pur preso da qualcuno per arrivare dove sono arrivati oggi. E non c’è bisogno di andare a sentire i lavori vecchi di Gira e soci per rendersene conto, basta soffermarsi su “The Seer” e toccare con mano, ancora oggi nel presente, il vero progenitore di ciò che noi tutti oggi definiamo “post-metal”. Ci sono picchi e valli soniche in questo album che sono abissali per dimensioni e raccappriccianti per l’intensità con cui vengono imposte alle nostre orecchie. I trentadue minuti della title track sono la massa critica del disco. Una fissione nucleare musicale disumana e inarrestabile. Un build-up sonico infinito e pachidermico in cui synth, campane, tamburi e chitarre vengono accatastate le une sulle altre come nell’erezione di un assurdo totem, caricato di peso a tal punto che questo ad un certo punto non può che collassare sotto il suo stesso peso e crollare in una cascata di rumore soffocante. Il concetto stesso di “climax”, tanto caro al metal atmosferico è tutto racchiuso in questa traccia, per mano dei suoi veri inventori. Stesso discorso può essere fatto per la traccia simbolo del disco, ovvero “Avatar”, un autentico capolavoro di post-industrial rock atmosferico, inspiegabilmente invicibile non solo per la maestosità con la quale si auto-costruisce in un flusso di umori inarrestabile, ma anche per la perfezione compositiva ed emotiva che mostra. Il build-up iniziale, con i suoi squarci di feedback e le sue improvvise sferzate di chitarroni plumbei, è assolutamente monumentale. Arrivati a metà canzone, l’intensità è salita ad un livello tale che si ha come l’impressione di essere finiti in un uragano impossibile da placare e dal quale sembra impossibile fuggire. Solo questa doppietta piega la mente di chi ascolta a regredire in uno stato di sottomissione e confusione tale che ogni senso di attiva partecipazione appare vana ed inutile. Queste canzoni ci vengono imposte dagli Swans con una efferatezza disumana e dunque non si può fare altro che subirle. Ma forse è la fine. No. I finali ventritre e rotti minuti di noiserock industriale deforme e muscolosissimo di “The Apostate” mirano a renderci schiavi definitivamente di un disco colossale, dal peso impossibile da combattere. Si finisce semplicemente schiacciati da una esagerazione sonica portata ad estremi quasi ridicoli. Ed entro questi estremi sono contenuti talmente tanti e disparati esempi di cosa è l’estetica Swans che “The Seer” a volte davvero pare essere una carrellata infinita della carriera tutta dei newyorkesi. Nell’oblio totale di cacofonia post-industriale appena descritta c’è posto per praticamente tutto quanto fatto dai Nostri nell’arco della loro carriera: frammenti di grottesca e bizzarrissima no-wave ripescati direttamente da “White Light From The Mouth Of Infinity” (“Lunacy” e “A Piece of the Sky”, in cui fanno la loro bella figura membri degli Akron/Family), schegge di pazzia post-punk brutalizzato dal noise reminescenti di “The Great Annihilator” (“Mother of the World” e “The Seer Returns” in cui ricompare anche la storica “musa perduta” di Gira, ovvero Jarboe), folk deforme e decadente come non se ne sentiva dai tempi di “Soundtracks For The Blind” o degli Angels Of Light (“The Wolf”, “The Daughter Brings The Water” e la struggente “Song for a Warrior” guidata dalla voce superba di Karen O degli Yeah Yeah Yeah’s), e, per finire, orrore post-industriale totale che sembra essere stato riesumato direttamente da “Cop” (“93 Ave. B Blues”). Questo è il mondo di Michael Gira e dei suoi Swans. Un mondo in cui la pazzia detta la logica e in cui il grottesco serve a creare ordine e bellezza. Trent’anni dopo, ancora non se ne viene a capo.

TRACKLIST

  1. Lunacy (CD 1)
  2. Mother of the World (CD 1)
  3. The Wolf (CD 1)
  4. The Seer (CD 1)
  5. The Seer Returns (CD 1)
  6. 93 Ave. B Blues (CD 1)
  7. The Daughter Brings the Water (CD 1)
  8. Song for a Warrior (CD 1)
  9. Avatar (CD 2)
  10. A Piece of the Sky (CD 2)
  11. The Apostate (CD 2)
5 commenti
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