SWANS – To Be Kind

Pubblicato il 17/06/2014 da
voto
7.5
  • Band: SWANS
  • Durata: 01:51:12
  • Disponibile dal: 13/05/2014
  • Etichetta: Young God Records
  • Distributore:

Tentare di capire è futile, tentare di decifrare inutile, tentare di interpretare impossibile. Questi sono gli Swans, e se non siete dei fan di lunga data della band o ascoltatori aperti e disponibili a dare una chance alla loro musica spastica e bestiale come ne creano da trent’anni a questa parte, allora questa band non è per voi, questa musica non è per voi e queste righe non sono per voi. Questa band fa dischi “alla Swans” e basta, non cambierà mai, non accetterà mai alcun compromesso e non non tenterà mai di essere capita. O vi piace così o ciao. Ogni dibattito, congettura o “opinione” non fa altro che fare il gioco di Gira e soci e ridurre gli autori del dibattito a una massa di poveri ingenui che cercano disperatamente di capire o giudicare una cosa creata con il solo scopo di risultare assurda. Un senso non c’è, non ci sono neanche le tre dimensioni di riferimento in questa musica. Tutto è al contrario, smontato e rimontato nella bruttezza e nel non-senso. Lo spazio sfigurato, il tempo dilatato nell’orrore. I secondi sembrano minuti in questo disco, i minuti ore, e le ore… secoli. La mente di Gira in questo nuovo “To Be Kind” sembra aver assunto connotati di delirio e autolesionismo concettuale quasi bestiali. La sua mente vaga, mormora, rimugina incubi e calvari di ogni sorta; di conseguenza la musica si aggroviglia su stessa in monologhi infiniti, in pattern di tortura mentale infinite in cui ripetitività, ossessioni e morboso ipnotismo dilagano creando labirintici monoliti di mezz’ora (“Bring the Sun”) in cui la mente di chi ascolta implode, si arrende all’ego ferale e smisurato di quest’uomo, e collassa, rifiutando di addentrarsi nella psicologia della sua band per preservare la propria di sanità mentale, battendo in ritirata con la coda tra le gambe. “To Be Kind” in questo è un disco spietato. E’ in grado di umiliare la mente di una persona normale con un carico assurdo di insensatezza e farla sentire poi completamente deficiente. E’ un calvario vero e proprio. Cercare di entrarci dentro significa sfidare se stessi. Tentare di trovare “musica” in questo disco significa avere un ottimismo e una ingenuità degna solo di derisione. E infatti, “To Be Kind” ci fa rendere conto di quanto i nostri cervelli siano limitati quando si parla del concetto di musica e dell’idea spesso ristrettissima che abbiamo di essa. E’ come se gli Swans ci dicessero “no, siete una massa di stronzi, il vostro concetto di musica è null’altro che una stanza vuota e quadrata con quattro pareti spoglie, un pavimento e un soffito, una scatola vuota, e voi la chismate musica, ignari che esiste anche ‘questo’…”. E lì la mente si confonde, rimane basita, impietrita e si ferma. Il novanta percento dei cervelli rifiutano di accettare la “rivelazione” e si girano dall’altra parte, refrattari a qualunque nuova prospettiva, e il restante dieci invece ci prova ad addentrarsi in questa assurda estetica sonora concepita da Gira e soci, ma non trova il bandolo della matassa neanche se sputa sangue ad ettolitri. A livello superficiale, “To Be Kind” è un mosaico di insolenza e contraddizione perenne, in cui bellezza e bruttezza fanno sesso sfranato tra di loro, si innamorano, si tradiscono, si prendono a schiaffi, poi si riabbracciano e infine si ammazzano a vicenda. C’è un po’ di tutto qui dentro: Tom Waits, Glen Branca, Nick Cave, Einsturzende Neubauten, Velvet Underground, Doors, Bob Dylan e perfino David Bowie e gli Stones. Ma tutto ha un taglio grottesco e sfigurato nella versione di Gira e soci. Tutto sembra andato a farsi benedire. Sembra di avere davanti gli zombie o i cadaveri mutilati dei personaggi citati, il loro genio senz’altro è preservato nell’estetica degli Swans ma non certo la loro luminosità artistica nè tanto meno la loro umanità. Gli Swans sembrano la copia in negativo del rock and roll. Sembrano gli inferi del rock. Riff blues e country cristallini e pregni di estro e bellezza che poi mutano e si convertono ad una sorta di male supremo, che si ripetono in media per un quarto d’ora in un ossessivismo morboso e perverso, con un Gira perennemente intento a dare libero sfogo ai suoi lamenti e ai suoi latrati psicotici che raccontano le atrocità più disparate: sesso violento, ossessioni, dolore fisico, allucinazioni, pazzia e bruttezza infinita. E’ inutile citare un pezzo piuttosto che un altro, ogni momento è la facciata diversa di un prisma che riflette pazzia in un modo diverso, in una direzione diversa. A Tratti “To Be Kind” appare come il gemello cattivo di “The Seer”, come il fratello mal riuscito, lo sgorbio da nascondere al mondo. Lo stesso verbo di assoluta e severissima ripetitività e trance musicale completamente avvitata su sè stessa stavolta trasposta su un livello più becero, sanguigno e malsano. Il bello che esisteva in “The Seer” qui è rimpiazzato da cinismo perenne, sghignazzi, sussurri, paranoie, sarcasmo e un perenne senso di infamia e sporcizia. “To Be Kind” insomma è mezzo punto sotto “The Seer” sotto l’aspetto prettamente musicale, poichè è un disco che a tratti suscita la sensazione di doversi sforzare a seguirlo tanto è cinico e contorto, inoltre manca quasi completamente di quelle melodie e di quella fierezza compositiva viste in “The Seer” che hanno reso quel lavoro immediatamente amabile ed iconico. Quei momenti sontuosi e magniloquenti che hanno fatto di “The Seer” un monolite di sontuosità in “To Be Kind” vengono annientati in una grandezza che in realtà non è estetica, ma piuttosto un carico insopportabile di dissonanze, di ossessioni, di turbolenze e di grottesca antimusicalità. Questa band si sta piano piano spostando in lidi davvero ambigui e di difficile decifrazione, come se stesse cercando di lasciarsi il pianeta rock alle spalle per entrare nell’assurdo, un po’ come fecero anni orsono i Coil e i Throbbing Gristle. Siamo al varco dell’avantgarde e del noise, in un terreno intermedio in cui vige una sola regola: un astrattismo dittatoriale, dispotico e refrattario al calore umano. La band è sempre immensa, in forma smagliante, splendente e vigorosa nel suo energico e poderoso ulteriore slancio verso una personalizzazione vorace e insaziabile, ma chissà davvero dove è diretta stavolta e per quanto tempo riuscirà a mentere intatto un sempre più flebile barlume di concretezza e terrena decenza.

TRACKLIST

  1. Screen Shot
  2. Just a Little Boy (for Chester Burnett)
  3. A Little God in My Hands" Gira
  4. Bring the Sun / Toussaint L'OuvertureSome Things We Do
  5. She Loves Us
  6. Kirsten Supine
  7. Oxygen
  8. Nathalie Neal
  9. To Be Kind
4 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.