SWARM CHAIN – Cernunnos

Pubblicato il 22/11/2025 da
voto
6.0
  • Band: SWARM CHAIN
  • Durata: 00:39:20
  • Disponibile dal: 28/11/2025
  • Etichetta:
  • Underground Symphony

Spotify:

Apple Music:

“Cernunnos” è il secondo album dei piacentini Swarm Chain, formazione attiva dal 2020 e dedita a una miscela di doom (sia in versione tradizionale che in quelle più epiche o vicine al death metal) e gothic. Il nuovo lavoro esce per l’etichetta piemontese Underground Symphony e segue la linea del debutto “Looming Darkness”, rilasciato nel 2022 per la Punishment 18 Records.
Siamo di fronte, come si diceva poc’anzi, alla classica struttura di un album afferente al macro-genere del doom: dunque, cinque lunghe canzoni di sette minuti e oltre, interamente costruite su tempi tra il lento e il cadenzato, ma senza esacerbare il tutto con rallentamenti ossessivi in chiave funeral doom.

Il quintetto emiliano scommette piuttosto sulla melodia e sulla pulizia dei suoni: questo significa che il lato death metal è più che altro limitato alla performance vocale del cantante Emanuele Cirilli, a cui sono affidate tutte le parti in screaming e growling, mentre le parti pulite sono delegate al bassista Paolo Veluti, con quest’ultimo che si rifà allo stile dei Candlemass di Johan Langquist nei passaggi più epici. Oltre alla voce, i legami con il combo svedese sono evidenti soprattutto nei riff più puramente doom e lenti.
L’idea principale che sta alla base della proposta musicale degli Swarm Chain è anche vicina alla scena britannica di inizio anni Novanta, quando la Peacevile Records lanciò la triade composta da Anathema, My Dying Bride e Paradise Lost, anche se le differenze non mancano: nella band piacentina è quasi del tutto assente l’effetto teatrale del suddetto terzetto, che invece poteva contare su un notevole apporto di aspetti più caratterizzanti, come per esempio voci femminili, tastiere, violini e sezioni orchestrali.
Ciò è chiaramente un punto a sfavore per le cinque tracce di “Cernunnos”, che risultano perciò un po’ ripetitive e non troppo originali, visto che l’impianto compositivo è esclusivamente composto da batteria, voci, chitarre e basso. Senza dubbio, si paga dazio a livello di influenze al periodo di transizione vissuto da numerose formazioni di inizio anni Novanta, che passarono da sonorità death/doom al gothic, una metamorfosi che oltre alla scena inglese riguardò anche nomi provenienti dalla Scandinavia, come Sentenced, Katatonia, Amorphis e Tiamat.

Un altro aspetto che in parte viene meno è il senso di decadenza e oscurità, alla base di tutte le produzioni dell’epoca d’oro e invece qui latitante, a causa della produzione non particolarmente cupa e funerea.
Ciò che convince meno sono però alcuni arrangiamenti, purtroppo presenti un po’ in tutti i pezzi, come l’utilizzo di noiosi e meccanici accordi in palm mute (“Cernunnos” ed “Earth’s Silent Secret”) o riff troppo melodici, striduli e moderni (“The Storm Within”); scelte veramente distanti dai dettami tipici del doom tradizionale cui il gruppo sembra appunto guardare.
L’emotività maggiore emerge dai rallentamenti sorretti dal growling, dalle buone sezioni arpeggiate, che riescono a far trasparire un leggero senso di sinistra malinconia, e dalle aperture con il cantato in pulito, tre caratteristiche che fortunatamente si ritrovano in tutto l’album.
In fin dei conti gli Swarm Chain danno l’impressione di riuscire destreggiarsi bene nell’universo doom, sia quando utilizzano una voce più estrema sia quando si muovono su trame più classiche, ma, ascoltando attentamente il disco, non si riesce a capire quanto si voglia davvero percorrere questa strada e quanto in realtà ci si voglia spostare su certo gothic metal.
Ambizioso il lavoro fatto dal gruppo nel cercare di creare un concept album, basato sulla figura di un uomo primitivo chiamato a relazionarsi con le forze della natura e il sovrannaturale: ognuno dei cinque brani dell’album parla di una scoperta legata a fenomeni naturali, in cui il protagonista si imbatte per la prima volta, come per esempio l’acqua, il fuoco, la notte.

In sintesi, “Cernunnos” ci consegna una band che sa il fatto suo con gli strumenti, ma a cui manca ancora qualcosa a livello di originalità per distinguersi e non passare come un mero tentativo di clonare questo o quel disco. Si sta sempre un po’ nel mezzo senza fare una netta scelta di campo tra death, doom e gothic, un’incertezza che rischia di far passare un po’ tutto nell’anonimato.
Un’atmosfera più lugubre, un suono meno limpido e magari l’inserimento di una tastiera a fare da collante aiuterebbero a livello di personalità e maestosità, in modo da trasmettere anche uno stato d’animo più triste, profondo e sofferente, fattore fondamentale per il genere che gli Swarm Chain ambiscono a proporre.

TRACKLIST

  1. Cernunnos
  2. The Storm Within
  3. Earth's Silent Secret
  4. The Shaman
  5. Sacred Ember
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.