SWEET OBLIVION – Sweet Oblivion

Pubblicato il 22/06/2019 da
voto
7.5
  • Band: SWEET OBLIVION
  • Durata: 00:48:02
  • Disponibile dal: 14/06/2019
  • Etichetta: Frontiers
  • Distributore: Frontiers

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Mai prendere per oro colato le dichiarazioni dei musicisti, la cui affidabilità sulla lunga distanza va a tendere allo zero assoluto. Band che si separano, con i componenti che si insultano per anni prima di ritornare improvvisamente insieme forti di una rinnovata amicizia. Parole rimangiate, cambi di idee repentini o meno sono ormai all’ordine del giorno. Questa volta il nostro protagonista risponde al nome di Geoff Tate, ex cantante dei Queensrÿche, una delle band più influenti all’interno del panorama metal mondiale. Ebbene, la maggior parte di chi leggerà questo articolo conosce perfettamente gli avvenimenti che hanno portato allo split tra Tate ed i suoi ex compagni, così come sono ben note le dichiarazioni del cantante, ancor prima di lasciare il gruppo. Tate ha passato gli ultimi anni con i Queensrÿche dichiarando di voler evolvere, di non essere più interessato a cantare il vecchio repertorio storico del gruppo, quello più heavy metal, perché aveva bisogno di guardare oltre, di andare avanti. Invece, dopo anni di distanza, rieccolo qui impegnato nel progetto Sweet Oblivion insieme a Simone Mularoni, straordinario chitarrista noto per la sua militanza nei progster DGM, nonché uno dei produttori italiani più quotati degli ultimi anni. Mularoni e Tate, sotto la supervisione di Frontiers Records, hanno dato vita ad una band che volutamente richiama i Queensrÿche degli anni d’oro, quelli del periodo compreso tra “Rage For Order” ed “Empire”, per intenderci. Le prove sono evidenti, basta ascoltare una manciata di secondi della title track per trovare Mularoni intento ad imitare le parti solista di Chris DeGarmo e il buon Geoff cantare su un ritornello che ricorda nemmeno troppo velatamente il classico “Breaking The Silence”. Poco importa se la canzone viene infarcita da parti di tastiere dalle tinte power, la struttura portante è puro richiamo al passato. “Behind Your Eyes” suona invece più patinata, un tributo al già citato “Empire”. L’ascolto prosegue così come le citazioni alla band di Seattle: “My Last Story” fa rivivere la fine degli anni Ottanta, mentre la veloce “A Recess From My Fate” picchia con bordate di puro heavy metal old style. Gli Sweet Oblivion sono anche il tastierista Emanuele Casali, virtuoso e sempre al servizio dei pezzi, e Paolo Caridi alla batteria, un portento in fase ritmica. Ora, si può discutere allo sfinimento sulle reali intenzioni di questo progetto, ma ciò che conta è la musica e “Sweet Oblivion” si dimostra un signor disco, scritto molto bene, suonato in modo eccelso e rafforzato da una produzione di prima qualità che non sfigurerebbe se messa a confronto con dischi di band internazionali ben più famose. Su questo lavoro Geoff Tate sembra aver ritrovato la passione e la voglia di cantare heavy metal come Dio comanda: da tempo non lo si sentiva spingere così tanto la sua voce, con risultati che ci ricordano perché questo grande musicista sia diventato negli anni una fonte di ispirazione per centinaia di cantanti, consumati o aspiranti non importa. Non sappiamo cosa riserverà il futuro agli Sweet Oblivion, resta il fatto che un disco come questo difficilmente verrà dimenticato.

TRACKLIST

  1. True Colors
  2. Sweet Oblivion
  3. Behind Your Eyes
  4. Hide Away
  5. My Last Story
  6. A Recess From My Fate
  7. Transition
  8. Disconnect
  9. The Deceiver
  10. Seek The Light
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