SWEET SAVAGE – Bang

Pubblicato il 06/09/2025 da
voto
6.0
  • Band: SWEET SAVAGE
  • Durata: 00:42:44
  • Disponibile dal: 12/09/2025
  • Etichetta:
  • earMusic

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Immaginatevi un supergruppo musicale appartenente alla scena metal descritto in questo modo: sound chitarristico ripreso dall’album “St. Anger” del 2003 dei Metallica, voci sporche alla Tom Araya degli Slayer, inserti elettronici tipici dell’industrial metal e di gruppi quali Ministry/primissimi Slipknot e per finire, riff di matrice alternative anni ’90.
Potete dunque immaginare le reazioni – certo non entusiaste – davanti a tutto ciò, di un aficionado di vecchia data degli Sweet Savage che si accinge ad approcciarsi a quella che è l’ultima release del gruppo inglese, “Bang”, in uscita per la label tedesca earMusic.
Stiamo parlando di una band attiva dal 1979, nata e sviluppatasi negli anni della NWOBHM che – nonostante non sia giunta alla pubblicazione di un LP prima del 1996 ed abbia dovuto affrontare scioglimento e seguente reunion per farlo – è riuscita ad esercitare un ruolo di band ‘progenitrice’ per numerose realtà thrash metal sorte negli anni successivi. Due su tutte: i Megadeth del debutto “Killing Is My Business…” e i già citati Cavalieri di San Francisco che li hanno omaggiati nell’album di cover “Garage Inc.” e citati più volte; proprio l’impostazione vocale di James Hetfield, fra le varie, è stata creata emulando non troppo velatamente quelle di Ray Haller, unico membro rimasto ad oggi negli Sweet Savage, e di Brian Ross dei Blitzkrieg.

Dopo gli album “Killing Time” e “Rune”, i Nostri si sono sciolti per la seconda volta, ma solo per tornare definitivamente nel 2008 e rimanere fino ad oggi. Ma qualcosa è cambiato, purtroppo.
Già con “Regeneration” del 2011, la band del veterano Haller aveva cambiato le proprie coordinate stilistiche rispetto al passato, tramutandosi da gruppo di culto classic heavy a mero clone dei ‘Tallica epoca “Black Album”, eppure con questo “Bang” si è riusciti a fare peggio, ossia diventare una sorta di nu/alt/industrial metal band con trent’anni di ritardo, una scelta francamente incomprensibile per chi, anche se in misura non epocale, ha contribuito a fare la storia dell’heavy metal nella sua accezione più tradizionalista e fieramente retrograda, quella per chi testardamente non ce la fa a stare al passo con i tempi.

L’apertura della nostra recensione è perfettamente aderente a come si sviluppa l’album: la title-track e la seguente “Bad F Robot” sono rispettivamente una bordata simil-thrash/hc del nuovo millennio, anche efficace nel suo insieme seppur alquanto banalotta, e una composizione molto derivativa dal duo Slipknot-Ministry che poco segno lascia nei nostri ricordi; la band originaria dell’Iowa è anche principale ispirazione della struttura strumentale della riuscita a metà “Mad World”, la quale si perde poi nella banalità di linee vocali anonime.
Ogni tanto qua e là vi sono idee stuzzicanti, come il refrain della terza traccia “Leave Me Alone”, molto rock a là Velvet Revolver e l’episodio migliore del lotto, “Live and Die”, struggente e introspettiva a metà fra King’s X e gli Alice in Chains più oscuri e deprimenti.
Anche la scanzonata “Dirtyland” non è da meno, e questo dimostra che il songwriting non è di livello insufficiente: forse diminuendo il numero di canzoni, unitamente ad un maggiore impegno nella scrittura da parte dei Nostri, si sarebbe potuto tirar fuori un risultato decisamente migliore; già, perché tutto il resto delle composizioni si perdono nel nulla e finiscono nel dimenticatoio troppo in fretta.

Ormai, per gli Sweet Savage, sono flebili ricordi i tempi di piccoli cimeli preziosi quali “Prospector Of Greed” e “Straight Through The Heart”, quest’ultima scritta dall’allora chitarrista Vivian Campbell e riutilizzata in toto per ciò che diverrà la epica “Caught In The Middle” di R. J. Dio.
Ciò che ha da offrire questo “Bang” non può soddisfare realmente il palato di chi ha ancora in mente i lavori sfornati dal combo negli anni ’80 e ’90: troppo disomogeneo, troppo ‘moderno a tutti i costi’, troppo lontano dall’essenza del gruppo.
I momenti positivi sopra citati ci permettono di non bocciarlo in maniera insindacabile, ma onestamente era più che lecito aspettarsi un prodotto di tutt’altra qualità.

TRACKLIST

  1. Bang
  2. Bad F Robot
  3. Leave Me Alone
  4. I See The Light
  5. I Don't Know
  6. Live and Die
  7. The Meltdown
  8. Mad World
  9. The Chosen One
  10. Dirtyland
  11. Time
  12. Outside
  13. Victorious
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