7.5
- Band: SYK
- Durata: 00:45:17
- Disponibile dal: 10/05/2024
- Etichetta:
- Season Of Mist
Con “Pyramiden” del 2022 i Syk sembrano aver raggiunto un livello di forma ed una stabilità inscalfibili: ottime recensioni, riconoscimenti vari, un contratto con la Nuclear Blast.
Appena dopo la pubblicazione dell’album, però, la cantante Dalila Kayros ed il batterista Mauro Maraldo sono costretti ad abbandonare la formazione per motivi personali, lasciando ai due superstiti, il leader e fondatore Stefano Ferrian ed il chitarrista ormai di lunga data Marcello Cravini, il compito di trovare dei sostituti e continuare l’avventura: questi vengono individuati nel bassista Alan La Roca e Federico Leone alla batteria, mentre per la voce si decide per la soluzione interna, con lo stesso Ferrian che se ne assume l’incombenza. Oltre a tutto ciò, anche il cambio di etichetta, con il passaggio all’altrettanto prestigiosa Season Of Mist.
Sotto questi presupposti nasce il quarto disco e, per descriverlo, la strada più semplice è quella di citare un paio di indicazioni che lo stesso Stefano ci aveva dato in un’intervista all’epoca della pubblicazione di “Pyramiden”: “Il quarto disco sarà probabilmente più violento” e “Se ci fosse una voce growl ad accompagnare la musica saremmo facilmente incasellati come una band death metal con influenze black e qualche pennellata nevermoriana qua e là“.
“eartHFlesh” è proprio questo: un disco death metal brutale e minaccioso, che toglie il respiro dall’inizio alla fine. I ‘nuovi’ Syk sono legati al passato dai riff mostruosi delle loro chitarre a otto corde, dai ritmi nervosi, dalle dinamiche complesse e dal groove che riescono sempre a mantenere vivo; manca quell’effetto catchy ed avant-garde che la voce fortemente caratterizzante di Dalila (comunque ospite su quattro pezzi) donava agli album precedenti, ma è compensato da una rinnovata ferocia e da un umore più oscuro, in un claustrofobico groviglio di intricate partiture.
“I’ll Haunt You In Your Dreams” è un incubo che si materializza e “Where I Am Going There Is No Light” è altrettanto terrificante, se non fosse per una subdola melodia che si insinua come sottofondo, mentre in “The Passing” ad ingannare è un’eterea voce femminile, ma in generale ha poco senso analizzare i singoli brani in un’opera così compatta ed eterogenea.
Come sempre accade con i Syk, “eartFHlesh” non è un ascolto facile, non si tratta di mero intrattenimento ma di musica che necessita di attenzione per essere compresa. Considerate le premesse, un ritorno su questi livelli non era affatto scontato.
