7.0
- Band: SYLOSIS
- Durata: 00:47:56
- Disponibile dal: 20/02/2026
- Etichetta:
- Nuclear Blast
Spotify:
Apple Music non ancora disponibile
I Sylosis arrivano al settimo album in studio con “The New Flesh”, un lavoro che si muove su coordinate ormai familiari per chi segue la band britannica fondata più di un quarto di secolo fa, senza distaccarsi troppo dalle formule già collaudate nei precedenti lavori discografici. La tavolozza presentata dagli inglesi tende ad includere sempre gli stessi colori, fatti di un melodic death metal con forti influenze metalcore e una spiccata vena melodica che si intreccia ad un’anima più progressive; tonalità queste, già presentate nel precedente “A Sign Of Things To Come” o nel full-length del 2020, “Cycle Of Suffering”.
Josh Middleton, frontman e chitarrista solista, si conferma il vero motore creativo del progetto: la sua voce riesce a saltare sui vari registri vocali con naturalezza, passando da growl aggressivi a puliti melodici senza sbavature, mentre le sue parti solistiche di chitarra risultano decisamente tecniche e articolate, dimostrando una padronanza strumentale che resta probabilmente uno degli elementi più caratteristici dell’intera proposta musicale dei Sylosis.
Brani come la title-track oppure “Circle Of Swords” inglobano molti elementi vicini al death metal più classico, proponendo riff di chitarra rocciosi e una batteria serrata e incalzante che può anche rimandare a certi gruppi storici anni Novanta. L’influenza di icone leggendarie come i Death è altrettanto percepibile da un’architettura compositiva costruita sul dialogo tra voce e chitarra, dialogo che – in entrambe le band – spesso si adagia su tematiche profonde e introspettive come il conflitto interno, la mortalità e la presa di coscienza. Il tentativo di miscelare sonorità aggressive a sprazzi puliti – tipici degli ambienti metalcore più recenti – si fa evidente nei ritornelli di “Erased” oppure “Lacerations” o ancora nella ballata “Everywhere At Once”, regalando alla band un’ulteriore dimensione musicale su cui spaziare.
Il disco suona innegabilmente bene, la produzione è curata, i musicisti sono preparati e le composizioni sono tecnicamente ineccepibili. Tuttavia, è proprio qui che emerge il limite principale di “The New Flesh” e, più in generale, della carriera recente dei Sylosis: la band sembra non riuscire a condensare il proprio stile ed effettuare un concreto salto in avanti.
Quel continuo miscuglio di thrash, melodic death, metalcore con vaghe sfumature progressive finisce per sviare l’attenzione dell’ascoltatore, creando un prodotto che, pur risultando solido dal punto di vista esecutivo, fatica a rimanere impresso nella memoria dei fan. I brani si susseguono senza lasciare un segno particolare, dando quasi l’impressione di trovarsi davanti a un collage di influenze sì ben gestito, ma privo di quella scintilla capace di elevarlo oltre il rango di ‘album da palestra’, rimanendo ‘solo’ colonna sonora perfetta per un workout massacrante.
“The New Flesh” è quindi un album che porta a casa una solida conferma e che risulta genericamente consigliato agli amanti di queste sonorità, ma che difficilmente riuscirà a conquistare nuovi ascoltatori o a essere ricordato come un punto di svolta nella carriera del gruppo britannico.
Un lavoro che soddisferà chi già apprezza i Sylosis, ma che conferma come la band, arrivata al settimo full-length, sembri essersi seduta sul comodo concetto del ‘squadra che vince non cambia’, faticando a lasciare un plateau che dura ormai da diversi anni.
