SYSTEM OF A DOWN – System Of A Down

Pubblicato il 01/07/2020 da
voto
9.0
  • Band: SYSTEM OF A DOWN
  • Durata: 00:40:36
  • Disponibile dal: 30/06/1998
  • Etichetta: American Recordings
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Ci troviamo nella seconda metà degli anni ’90 nella magica California, teatro dell’epopea glam e thrash un decennio prima, e dalla Città del Sole e dai sobborghi di un po’ tutto lo stato il movimento nu-metal sta cominciando ad esplodere come una scheggia impazzita. Siamo al cospetto di formazioni quali Korn, che avevano già raggiunto grande notorietà all’epoca, e i Deftones di Chino Moreno, che cominciano a farsi un nome a livello internazionale, prima del botto fatto con “White Pony” nel 2000. In questo quadro, i System Of A Down, gruppo losangelino formatosi all’interno della comunità armena, si fanno notare sempre più nel circuito underground locale, grazie ad un sound assolutamente unico nel suo non-genere, caratterizzato da una particolarissima commistione di punk, metal e folk orientale. I Nostri fanno girare più di qualche testa, ed in tanti provano ad avvicinarli per un contratto. Dopo un colloquio tenuto agli studi della Universal, che non convince la band, i ragazzi vengono contattati dal mitico Rick Rubin il quale, dopo averli tenuti d’occhio per qualche tempo, si propone per la produzione del loro primo disco, estasiato dal sound del combo di Glendale. E così, gli armeni giungono al famigerato studio The Mansion per registrare questo debut che, col senno di poi, si rivelerà come uno dei più influenti delle ultime decadi all’interno del mondo del metal.  Il sound dei SOAD, unico e personale, li renderà una delle sensation dell’epopea nu-metal, nonostante i Nostri fossero decisamente sui generis rispetto ai canoni dello stile imperante allora, e probabilmente un act irripetibile.
La chimica della band, unita a delle peculiari qualità individuali – impossibile non riconoscere il timbro di Serj Tankian anche ad un ascolto distratto, o la terremotante presenza scenica di Daron Malakian -, è riuscita a lasciare il segno all’interno dell’affollato calderone americano prima, e nel resto del mondo poi, portando davvero una ventata di freschezza nella scena metal e alternativa mondiale. Questo self-titled risulta immediatamente freschissimo, vivace, sregolato e folle, ma con una forte idea di coesione. Un lavoro dove la band esprime tutto il proprio rancore per le ingiustizie sociali, i crimini della religione ed il sistema della guerra, con una particolare attenzione per il genocidio armeno dei primi del ‘900 (“P.L.U.C.K.”), sputando strofe frenetiche, espressive e quasi barocche nella loro teatralità, su di un tappeto ritmico incalzante che prende un po’ dall’hardcore punk ed un po’ dal thrash di scuola Bay Area, per un risultato finale che lascia a bocca aperta. Il disco ci prende subito di petto con “Suite-Pee”, fucilata che si muove a più velocità, dal forte spirito provocatorio, mentra la successiva “Know”, piccola perla di ruvido crossover dal lieve retrogusto mediorentale, ci porta dritti nel mondo caleidoscopico dei System Of A Down. La successiva “Sugar” è il capolavoro sommo della band californiana, a parere di chi scrive: un pezzo che mescola e trascende metal, crossover ed esplorazioni jazzistiche in una maniera davvero unica e personale, risultando sempre e comunque orecchiabile dall’inizio alla fine. “Suggestions” sembra la colonna sonora di un ‘metal matrimonio’ gitano, mentre con “Spiders” entriamo nel malinconico mondo delle ballate a marchio SOAD, che verranno ulteriormente esplorate con la successiva hit “Aerials”, presente sul top-seller “Toxicity”. “War?”, uno dei pezzi più duri del lotto, dal tiro davvero irresistibile, diventerà un altro classico della band di Glendale, adorato dai fan di tutto il mondo per la fortissima presa in sede live. “Peephole” continua con le esplorazioni medio-orientali, grazie a degli inserti di trombone nelle parti più incalzanti. La conclusiva “P.L.U.C.K”, acronimo di “Politically Lying, Unholy, Cowardly Killers” tratta, come accennato in precedenza, del genocidio armeno di inizio ‘900, con una particolare invettiva nei confronti del governo turco e del proprio negazionismo a riguardo, creando un brano davvero esplosivo, incalzante e trascinante, ma con la capacità di emozionare al calmarsi delle acque, durante il ritornello, rappresentante un altro fulgido esempio delle incredibili doti creative di questa band.
I SOAD hanno raggiunto il successo planetario con il successivo “Toxicity” del 2001, entrando nella ristretta elite delle metalband dalle decine di milioni di copie vendute ma, a nostro parere, la freschezza e l’impatto che questo debut ha avuto all’interno della scena musicale sono davvero difficili da eguagliare. Il gruppo si è sciolto nel 2006, per poi tornare insieme per un tour commemorativo nel 2010, e da quel momento si vocifera di un nuovo album in studio, che probabilmente non vedrà la luce in tempi brevi a causa delle preponderanti divergenze artistiche in seno alla band, che sono state causa della prima rottura. Ma questa è un’altra storia. Noi intanto vi consigliamo di ripescare questa gemma assoluta del metal moderno o, se in caso vi mancasse, di farla vostra quanto prima.

 

 

TRACKLIST

  1. Suite-Pee
  2. Know
  3. Sugar
  4. Suggestions
  5. Spiders
  6. DDevil
  7. Soil
  8. War?
  9. Mind
  10. Peephole
  11. CUBErt
  12. Darts
  13. P.L.U.C.K.
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