8.0
- Band: SYSTEM OVERLOAD
- Durata: 00:53:08
- Disponibile dal: 12/01/2026
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System Overload: il nome di questo progetto solista è di per sé un manifesto del disagio e della pressione cui siamo soggetti nella nostra società: un progetto volutamente anonimo, impersonale, la cui pagina ufficiale ricalca non a caso le fredde schede descrittive di un programma o di un sistema operativo, e tuttavia questa freddezza non corrisponde a un intento nichilista, anzi.
Il titolo del disco è “Cyber Riot Metal”, e il richiamo alla cultura cyberpunk è evidente e programmatico: un’umanità non sconfitta dalla tecnologia, niente ingranaggi arresi a un algoritmo, bensì pirati nel senso più nobile del termine, all’attacco del sistema sfruttandone le pieghe e le perversioni.
Musicalmente, System Overload si muove con naturalezza su un costante assalto sonoro a base aggrotech/industrial, con brani dal riffing compressissimo, a tratti asfissiante, che trova però sempre un respiro quasi salvifico nelle tastiere ariose e intense.
I ritornelli restano impressi in fretta, con un gusto melodico che può ricordare, con personalità, tante band: dalla marzialità che puzza di catene di montaggio dei KMFDM (“Cyberpunk’s Not Dead”: la title track non nasconde nulla degli intenti…) all’ossessività tossica degli ultimi Ministry (“No Future”, o l’affilata denuncia socio-economica di “Spotify Wrapped”).
A momenti più introspettivi e cupi (“Ghost In Flames”) fa quasi sempre da contrappunto il gusto acido e danzereccio dei Combichrist, come nell’esaltante sequenza di “They Will Run”-“This City Feeds On Violence”-“It Can’t Rain All The Time”: tre brani che potrebbero trovare serenamente spazio per sudare nelle serate goth, mentre “When A Pixel Burns”, una riuscita ballad darkwave, potrebbe far partire, con un sorriso sardonico, i momenti più romantici sulle stesse piste.
Scoprirete qua e là richiami sparsi all’approccio tagliente e ritmato dei Pitchshifter (“What Doesn’t Kill”) o agli eccessi dei Kovenant, quando non si travalicano proprio, con perizia, i confini dell’EBM (“Cyber Riot”), in un immaginario che si muove tra le livide luci al neon di “Blade Runner”, gli hacker di “Ghost In The Shell”, l’inevitabile riferimento a Matrix (“Blue Pill, Red Pill”)… e le strade di Milano, descritte con comprensibile cinismo in “Welcome To Milano”: un indizio piuttosto evidente sulla provenienza del mastermind nascosto dietro queste tracce, cui cercheremo di chiedere maggiori lumi quando deciderà che è giunto il momento per un’intervista.
Nei codici di programmazione informatici, i caratteri da usare sono sempre quelli, e il lungo elenco di riferimenti citati potrebbe far pensare a un pastiche divertente e poco più; ma come nell’esempio appena descritto la perizia del bravo informatico rende le stringhe di un nuovo programma eleganti e funzionali, così il collage di note, sensazioni e riferimenti di “Cyber Riot Metal” sono un caleidoscopio che conquista e fa pensare, ascolto dopo ascolto.
