SYSTEM OVERLOAD – Cyber Riot Metal

Pubblicato il 03/03/2026 da
voto
8.0

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System Overload: il nome di questo progetto solista è di per sé un manifesto del disagio e della pressione cui siamo soggetti nella nostra società: un progetto volutamente anonimo, impersonale, la cui pagina ufficiale ricalca non a caso le fredde schede descrittive di un programma o di un sistema operativo, e tuttavia questa freddezza non corrisponde a un intento nichilista, anzi.
Il titolo del disco è “Cyber Riot Metal”, e il richiamo alla cultura cyberpunk è evidente e programmatico: un’umanità non sconfitta dalla tecnologia, niente ingranaggi arresi a un algoritmo, bensì pirati nel senso più nobile del termine, all’attacco del sistema sfruttandone le pieghe e le perversioni.

Musicalmente, System Overload si muove con naturalezza su un costante assalto sonoro a base aggrotech/industrial, con brani dal riffing compressissimo, a tratti asfissiante, che trova però sempre un respiro quasi salvifico nelle tastiere ariose e intense.
I ritornelli restano impressi in fretta, con un gusto melodico che può ricordare, con personalità, tante band: dalla marzialità che puzza di catene di montaggio dei KMFDM (“Cyberpunk’s Not Dead”: la title track non nasconde nulla degli intenti…) all’ossessività tossica degli ultimi Ministry (“No Future”, o l’affilata denuncia socio-economica di “Spotify Wrapped”).
A momenti più introspettivi e cupi (“Ghost In Flames”) fa quasi sempre da contrappunto il gusto acido e danzereccio dei Combichrist, come nell’esaltante sequenza di “They Will Run”-“This City Feeds On Violence”-“It Can’t Rain All The Time”: tre brani che potrebbero trovare serenamente spazio per sudare nelle serate goth, mentre “When A Pixel Burns”, una riuscita ballad darkwave, potrebbe far partire, con un sorriso sardonico, i momenti più romantici sulle stesse piste.
Scoprirete qua e là richiami sparsi all’approccio tagliente e ritmato dei Pitchshifter (“What Doesn’t Kill”) o agli eccessi dei Kovenant, quando non si travalicano proprio, con perizia, i confini dell’EBM (“Cyber Riot”), in un immaginario che si muove tra le livide luci al neon di “Blade Runner”, gli hacker di “Ghost In The Shell”, l’inevitabile riferimento a Matrix (“Blue Pill, Red Pill”)… e le strade di Milano, descritte con comprensibile cinismo in “Welcome To Milano”: un indizio piuttosto evidente sulla provenienza del mastermind nascosto dietro queste tracce, cui cercheremo di chiedere maggiori lumi quando deciderà che è giunto il momento per un’intervista.

Nei codici di programmazione informatici, i caratteri da usare sono sempre quelli, e il lungo elenco di riferimenti citati potrebbe far pensare a un pastiche divertente e poco più; ma come nell’esempio appena descritto la perizia del bravo informatico rende le stringhe di un nuovo programma eleganti e funzionali, così il collage di note, sensazioni e riferimenti di “Cyber Riot Metal” sono un caleidoscopio che conquista e fa pensare, ascolto dopo ascolto.

TRACKLIST

  1. Burning Chrome
  2. No Future
  3. Cyberpunk's Not Dead
  4. Ghost In Flames
  5. They Will Run
  6. Shock To The System
  7. Spotify Wrapped
  8. It Can't Rain All The Time
  9. When A Pixel Burns
  10. What Does Not Kill...
  11. Welcome To Milano
  12. Blu Pill, Red Pill
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