TANK – Breath Of The Pit

Pubblicato il 13/06/2013 da
voto
5.0
  • Band: TANK
  • Durata: 00:51:58
  • Disponibile dal: 03/06/2013

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A solo un anno di distanza dal rilascio del più che valido “War Nation”, ci troviamo nelle nostre mani un nuovo album firmato Tank, registrato e pubblicato in un un lasso di tempo oggettivamente troppo breve per promuovere a dovere il lavoro precedente. Difatti i nostri comprensibili dubbi vengono diradati dalle note biografiche presenti nella copia promozionale a nostra disposizione, dalle quali si evince come il redivivo Algy Ward detenga tutti i diritti per utilizzare il nome della band. Chi scrive non può far altro che constatare con amarezza l’ennesima diatriba sorta, peraltro in tempi recenti, tra ex compagni di avventure, dalla quale emerge con chiarezza la volontà di portare avanti un discorso musicale differente con lo stesso moniker. E’ oramai noto che da qualche anno la coppia Tucker/Evans non ha più la volontà di recuperare il linguaggio ortodosso del metal, presentando una line up incline a deliziare le nostre orecchie con un pregevole hard rock melodico, mentre il buon Ward, dotato di ammirevole coerenza e spirito punk d’altri tempi, non ha la minima intenzione di spostare di un grado il terremoto sonoro che ha reso immortali i primi due lavori. Seguendo alla lettera la filosofia del do-it-yourself’ Ward produce “Breath Of The Pit” interpretando con vivida irruenza le relative parti vocali e, altresì, occupandosi anche di tutte le parti strumentali. Curiosamente l’artwork della copertina riprende il tema cromatico dell’opera omonima pubblicata nel 1987 che ha segnato un parziale ammorbidimento del sound, operazione mal digerita dai fan della prima ora, contribuendo a sancire il lungo silenzio della band britannica. Durante l’ascolto di queste dieci tracce i nostri timpani vengono investiti dal sound a dir poco irruento plasmato dalla produzione rustica di Ward, palesemente sbilanciata a favore dei terremotanti riff eruttati da un vulcano in piena, squarciati dagli urgenti assolo che assumono le sembianze di lapilli incandescenti. Tutto ciò non basta a rendere imprescindibile (o quanto meno buono) un disco come “Breath Of The Pit”, prodotto fiaccato da un songwriting oltremodo altalenante e a tratti inconcludente. Con un pizzico di mestiere, vengono inseriti in apertura i due brani migliori del disco: la title track e “T-34”. Il primo episodio è un avvincente tour de force ad ostacoli nel quale riemergono le primigenie frustate dei vecchi Tank, mentre il secondo è una roboante cavalcata insaporita da un hook da capogiro. Il resto della tracklist si snoda tra inconcludenti esercizi di stile (“Circle Of Willis”), apprezzabili rasoiate come “Stalingrad (Time Is Blood)” e “Retribution”, sincopi che attualizzano in malo modo la lezione dei Led Zeppelin fatti di anfetamina (“Victim”)  ed innocui assalti all’arma bianca come “Healing The Wounds Of War” e “Conflict Primeval”, penalizzati da trame vocali quantomeno rivedibili. L’obiettivo di recuperare la foga e l’irruenza dei primi dischi da parte di Ward è al di sopra di ogni minimo sospetto, ma appare evidente che manca un lavoro di squadra, elemento quasi sempre indispensabile in grado di far emergere le molteplici sfaccettature dei musicisti coinvolti in un progetto. A questo punto non ci resta che attendere, con il necessario distacco professionale, una possibile serie di reciproci ricorsi a colpi di carte bollate, rimanendo altresì consapevoli che tali screzi non avranno il potere di scalfire minimamente quanto di buono fino ad ora composto.

TRACKLIST

  1. Breath Of The Pit
  2. T-34
  3. Kill Or Be Killed
  4. Healing The Wounds Of War
  5. Stalingrad (Time Is Blood)
  6. Victim
  7. Crawl Back Into Your Hole
  8. Retribution
  9. Conflict Primeval
  10. Circle Of Willis
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