7.5
- Band: TARJA
- Durata: 01:03:15
- Disponibile dal: 12/06/2026
- Etichetta:
- earMusic
L’espressione francese ‘frisson noir’ indica un brivido freddo che percorre il nostro corpo, una sensazione glaciale e cupa che ci fa venire la pelle d’oca, un qualcosa evanescente ma non necessariamente spiacevole, in grado di farci sussultare.
Questo è il sentimento che Tarja Turunen vuole trasmettere con il suo decimo album, in cui la cantante tira le somme di una carriera solista iniziata ben due decadi fa. L’ultima opera dell’artista finnica si presenta all’ascoltatore come una scatola musicale ben contenuta all’interno di una coppia strumentale di intro/outro e articolata su un totale di dodici tracce, di cui ben sette condivise con un ospite: un lavoro quindi corposo e di difficile ascolto, molto più heavy delle precedenti opere e sicuramente più incentrato sulla composizione orchestrale che, in quest’ultima release, risulta più curata e sperimentale.
Pezzi come “The Trace Outlives” mescolano perfettamente orchestrazioni, chitarre rocciose e il delicato suono dello Tsugaru (strumento giapponese suonato dalla virtuosa Sayo Komada), che contamina il metal scandinavo con le sonorità tradizionali del Sol Levante.
Il Gran Piano di Niklas Pokki è invece il protagonista del brano “At Sea” e dona alla composizione una solennità e un sapore moderno contrappuntato sapientemente dal violino di Mervi Myllyoja che da sempre mescola il classico al jazz in una danza che perfettamente si amalgama con il timbro vocale della cantante.
Sua Maestà Dani Filth è invece la voce di accompagno del brano “I Don’t Care”, una composizione in cui musica elettronica, canto lirico e black metal si fondono in un crogiolo interessante e quantomai inaspettato: la collaborazione con il frontman dei Cradle Of Filth, seppur interessante, avrebbe potuto lasciare più spazio al timbro caratteristico di Filth, il quale si limita ad un unisono dell’intero brano risultando quasi come una eco growl della voce principale della Turunen.
Il “Tango” – che poi, a dirla tutta, di tango ha ben poco – ballato con gli Apocalyptica è uno dei pezzi più riusciti dell’album, grazie ad un ritornello cantabile e una sezione di archi decisamente ben riuscita ed in grado di incastrarsi bene con la vocalità di Tarja, da decenni rodata su sonorità del genere.
Il salto di fede del riportare Marko Hietala su un album – dopo i tempi d’oro dei Nightwish, si intende – è compiuto appunto in “Leap Of Faith”: il brano, per quanto possa aver giovato della fisiologica evoluzione musicale dei due artisti avvenuta nell’ultima decade, riporta inesorabilmente a quelle sonorità che resero grandi album come “Once”, “Wishmaster” o “Century Child”: la voce, quasi strillata, di Hietala che accompagna i fraseggi lirici di Tarja è sicuramente una comfort zone in cui i fan del symphonic metal di stampo scandinavo si ritroveranno di certo; ci sentiamo di dire che la pelle d’oca descritta dal titolo dell’album si fa sicuramente sentire in questa canzone, quantomeno per l’amarcord agrodolce che genera.
L’ultimo brano cantato dell’album, “Against the Odds”, viene timidamente dedicato alla collaborazione con Chad Smith, batterista di leggendari Red Hot Chili Peppers. La parola ‘timidamente’ non è usata a caso, visto che il brano risulta abbastanza anonimo e sotto traccia rispetto al resto delle composizioni, quasi volesse essere un pre-outro dell’intera opera. Intendiamoci, la qualità anche in questo caso non manca, ma da una collaborazione del genere ci saremmo probabilmente aspettati qualcosa di più memorabile e probabilmente più vicina a quello stile funk rock che tanto contraddistingue il drumming di Smith.
“Frisson Noir” è un album intrigante, particolare e profondo sotto molteplici punti di vista, composto da una cantante di grandissimo talento che è stata in grado di reinventarsi dopo un divorzio – quello con i Nightwish – che invece avrebbe potuto terminare la propria carriera. La decima fatica discografica della Turunen è un prodotto valido in cui la cantante finnica ha dato libero sfogo alla sua anima più dark e alla sua passione per le collaborazioni artistiche che hanno sempre contraddistinto la propria carriera solista.
L’unico piccolo neo che ci sentiamo di evidenziare è quello relativo allo spazio dato agli ospiti: si nota infatti come spesso l’artista invitato tenda a ricoprire un ruolo forse troppo accessorio e non particolarmente in grado di creare una vera e propria contaminazione che invece, in molti casi, ci sarebbe piaciuto sentire.
Nonostante questa piccola sottigliezza, “Frisson Noir” si pone decisamente come uno dei migliori lavori di Tarja, consigliato non solo agli amanti del symphonic metal ma a tutte quelle persone che vedono nella sperimentazione e nella curiosità artistica l’esempio più alto di creatività.
