7.0
- Band: TAROT (AUS)
- Durata: 01:09:36
- Disponibile dal: 11/12/2015
- Etichetta:
- Ván Records
Da non confondere con lo storico gruppo norvegese nel quale milita il bassista dei Nightwish, Marco Hietala, i Tarot sono un progetto solista ideato nel 2011 dal polistrumentista e compositore australiano Will Fried. Il protagonista può già vantare una discreta esperienza professionale alle spalle, in quanto già impegnato da tempo in altre realtà locali che spaziano dal doom al metal classico, come Dracula, Space Raven e The Wizar’d. Ribattezzatosi in questa occasione con lo pseudonimo di The Hermit, l’autore ha realizzato in pochi anni un demo e tre EP, qui raccolti e rimasterizzati in un unico e sontuoso pacchetto denominato per l’occasione “The Warrior’s Spell”. Rappresentata da una copertina dai tratti palesemente naïf, che pare essere stata concepita da un Roger Dean alle prime armi, l’imponente opera ci proietta in un accecante caleidoscopio sonoro costantemente in bilico tra impetuoso hard e sognante rock progressivo, correnti artistiche forgiate in Europa nei primissimi anni Settanta. La sensibile evoluzione artistica dell’autore emerge chiaramente attraverso una serie di attenti e ripetuti ascolti dei quattordici episodi, posti in scaletta in ordine cronologico decrescente. Il nostro viaggio spazia dunque dalla rudimentale aggressività a tinte arcobaleno palesata da “Take A Look Around” e “Life And Death”, al meraviglioso ed onirico mélange sonoro coniato dalle conturbanti “The Watcher’s Dream” e “The Wasp”. “Twilight Fortress” si erge a brillante testimonianza del recente stato di grazia del leader indiscusso: inaugurata dal cupo timbro dell’organo, la trama si sviluppa attraverso un crescendo epico degno degli Uriah Heep più visionari, pomposi e drammatici, palesando altresì una forte sbandata nei confronti del progressive rock italiano. Le idee vulcaniche di Fried generano qualche incertezza di troppo, come nel caso di “Dying Daze”, ridondante e macchinosa marcetta senza capo né coda, ma ci pensa un episodio studiato nei minimi dettagli come “Leaving This Place” a fungere da immaginario ponte di passaggio tra il passato ed il futuro dei Tarot. Fried è attualmente al lavoro per ultimare i dettagli del primo full length di prossima pubblicazione e, se le premesse sono quelle udite soprattutto sui primi quattro brani contenuti in questa lussuosa raccolta, non potremo far altro che promuovere a pieni voti l’ennesima cometa di un genere risorto dalle proprie ceneri.
