TAU CROSS – Pillar Of Fire

Pubblicato il 18/07/2017 da
voto
7.5
  • Band: TAU CROSS
  • Durata: 00:50:29
  • Disponibile dal: 21/07/2017
  • Etichetta: Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

A poco più di due anni dal loro sfolgorante esordio, anche questo “Pillars Of Fire” conferma come ci troviamo di fronte a una band dall’immensa capacità creativa ed espressiva, in cui non solo i due pesi massimi Rob ‘The Baron’ Miller e Michel ‘Away’ Langevin (che speriamo di non dover presentare) mettono del loro per creare un amalgama perfetto, ma anche i restanti membri contribuiscono a un sound unico. Il bassista Tom Radio, in particolare, entrato dopo la registrazione del precedente full length, è spesso in primo piano con le sue linee pulsanti, che ricordano a tratti il miglior Youth; e del resto si confermano le coordinate esposte sul primo album: una mirabile sintesi di post-punk di scuola Killing Joke, guarda caso, che echeggiano tantissimo anche nei momenti più sclerotici del cantato di The Baron, oltre che in una certa ossessività del riffing. Altre volte, i Tau Cross si mascherano da fresca riproposizione di thrash ragionato – e chiaramente la mente può andare ai Voivod – come per esempio su “In The Water”; più spesso, semplicemente, sono maestosamente se stessi, moderni ed eppure già classici, forti di un sound essenziale e incisivo. La prima parte dell’album si muove su queste coordinate con piccole (ma funzionali) variazioni, ed è spesso evidente come Away abbia trovato una sua dimensione ideale: apparentemente poco presente, regala fill di pregio che spezzano la cadenza monotona (in senso buono) delle chitarre ; la titletrack è cupa ed evocativa, e Miller fa il crooner con buoni risultati, mentre alle sue spalle il resto della band dipinge una melodia appena sopra la soglia dell’acustico, eppure potente. Ha cadenze simili “The Big House”, almeno all’inizio, mentre un altro slowtempo interessante è la precedente “A White Horse”, carica di un certo gusto visionario. A tal riguardo, è indubbio come il frontman giochi spesso a fare il profeta moderno; nei testi pare essere scomparso l’assalto al potere e le riflessioni esistenziali così forti sia nel debut album che nei lavori degli Amebix in precedenza, ma a ben vedere talune metafore sono chiarissime: “Bread And Circuses” trasfigura l’evidente tema della pacificazione sociale a colpi di rimbambimento mediatico (pane e giochi circensi, come da titolo) in una sorta di apocalittica visione mistica, “Deep State” parla tra le righe di giochi di potere dietro le quinte (oltre ad essere uno dei pezzi più trascinanti), mentre “Killing The King”, non è poi così velata nel chiamare a raccolta e al regicidio ‘the Knights of the Wasteland’. Per non dire degli evidenti richiami a microchip e controllo in “RFID”, un brano che fa coesistere ritmi quasi danzerecci a una delle interpretazioni più scenografiche del Barone; che tocca l’apice nel gran finale di “What Is A Man”, il pezzo più progressive (nei limiti del caso) del lotto. Va detto che, al primo ascolto, questo lavoro risulta meno d’impatto rispetto al precedente; ma i pezzi più omogenei diventano presto un corpus a sé di gran potenza, mentre i brani più sperimentali donano il giusto tocco di classe e sperimentazione a una band già straordinaria dopo soli tre anni di attività.

TRACKLIST

  1. Raising Golem
  2. Bread And Circuses
  3. On The Water
  4. Deep State
  5. Pillar Of Fire
  6. Killing The King
  7. A White Horse
  8. The Big House
  9. RFID
  10. Seven Wheels
  11. What Is A Man
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