TEETH – The Will Of Hate

Pubblicato il 23/08/2024 da
voto
7.0
  • Band: TEETH
  • Durata: 00:39:04
  • Disponibile dal: 30/08/2024
  • Etichetta:
  • Translation Loss

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Rende bene l’idea della propria proposta, il nome scelto dagli americani Teeth: proprio come i denti, infatti, anche loro masticano, maciullano, riducono in poltiglia chi si trovano di sotto di essi.
La brutalità dei californiani però è ben gestita, studiata, ogni nota partorita riconduce ad un pensiero, ad una scrittura attenta, ad un preciso intento: un death metal tecnico e feroce che condivide con nomi quali Gorguts e Ulcerate il proprio morboso tratto distintivo, utilizzando sì l’estremismo come cifra d’espressione, ma riuscendo insieme a suonare abbastanza personale anche nelle sortite più sfrenate; come nell’apertura ad opera di “Blight”, brano che non si disturba a prendere nemmeno un secondo con qualche intro buttata là per fare un po’ di minutaggio, e capace di assalire alla gola con un riffing serrato ed evocativo pur ad alto tasso di bpm, con una progressione marziale e serrata.
La bravura della band però sta nel non andare sempre ai cento all’ora, ma capendo quando spennellare con una qualche melodia, o rallentando con qualche passaggio spezzacollo. Gli arrangiamenti degli undici brani che compongono “The Will Of Hate” sono interessanti e vibranti, catturando la nostra attenzione particolarmente nell’uso delle chitarre, i cui riff sono ben bilanciati tra dissonanza ed efficacia, e una prova di batteria da parte di Alejandro Aranda davvero micidiale e senza pietà.
Rispetto al precedente lavoro, “The Curse Of Entropy”, forse i Nostri riescono anche a trovare qualche dinamica in più, laddove si intravvedono dei rallentamenti pur non esenti da una certa tachicardia che non addomesticano ma bilanciano la violenza multicolore del quartetto losangelino.
Forse il difetto di questo tipo di death metal è quello di essere a volte un po’ troppo sempre a ruota alzata – ma al tempo stesso questo lo rende anche affascinante – ma i Teeth riescono abbastanza bene a schivare l’ostacolo (di cui soffriva un po’ il predecessore) grazie ad arie a volte anche più tradizionalmente death metal (come in “Prison”, per esempio).
Lavoro interessante, per palati affamati di death e strumenti ben suonati.

TRACKLIST

  1. Blight
  2. Loathe
  3. Prison
  4. Pray
  5. Shiver
  6. Apparition
  7. Writhe
  8. Seethe
  9. Churn
  10. Realm
  11. Devour
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