7.5
- Band: TEMPESTUOUS FALL
- Durata: 00:46:37
- Disponibile dal: 14/11/2025
- Etichetta:
- I Voidhanger Records
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Nei primi anni di quella che sarebbe poi divenuta una leggenda underground per le sonorità black metal atmosferiche, ovvero Midnight Odyssey, la mente dietro il progetto, Dis Pater, coltivava anche un’altra creatura.
La genesi del progetto Tempestuous Fall risale ai primi anni ’10 e aveva dato origine in tempi brevi a un primo album, “The Stars Would Not Awake You”, sfornato nel 2012: sotto questo moniker Dis Pater andava ad omaggiare la tradizione del funeral doom più lento, cerimoniale, privo di variazioni, tristemente atmosferico e imperniato su solenni tastiere liturgiche. Un primo passo che sapeva di Shape Of Despair, Pantheist, Skepticism, influenze alle quali si connettevano alcune doglianze tipiche dei primi Anathema e dei My Dying Bride più ferali.
All’epoca il musicista dell’emisfero australe decise di troncare quasi immediatamente questa avventura, concentrandosi appunto su Midnight Odyessey, che di lì a breve avrebbero iniziato a diventare un nome di culto in campo black metal.
Quell’idea sonora però è tornata a solleticare l’immaginazione di Dis Pater: a distanza di tredici anni dal primo disco, eccolo di nuovo sul mercato con una nuova opera targata Tempestuous Fall.
I concetti chiave sono rimasti praticamente immutati: la materia funeral è anche in questa occasione affrontata con uno spirito filologico totale, nelle strutture, nelle atmosfere e in suoni veramente lo-fi, capaci di richiamare le primissime produzioni del settore nella seconda metà degli anni ’90. La focalizzazione sui concetti chiave del genere è ferrea, conducendo a un disco ideale per una fetta di ascoltatori ben precisa.
Chi chiede al funeral doom innovazione, guizzi in territori laterali, strappi death e black metal, suoni più enigmatici e indecifrabili, qua non troverà alcun appiglio; porte aperte invece a chi ama sonorità decadenti, romanticismi luttuosi, tastiere avvolgenti, vocalità pompose, un senso di arcano e di pericolante ad ammantare le composizioni.
Un viaggio nel tempo, quello proposto da Dis Pater, imperfetto, nostalgico, figlio di altri tempi e per questo terribilmente affascinante. Confrontando “The Descent Of Mortals Past” con il suo predecessore, è comunque evidente tutto il percorso compiuto dal polistrumentista australiano con la sua creatura principale.
“The Stars Would Not Awake You” era incardinato a formulazioni più ruvide, arcigne, vicine a quell’instabile equilibrio tra death metal rallentato e doom estremista che molte formazioni funeral doom portavano avanti ai loro albori. In “The Descent Of Mortals Past” a imporsi è invece il gusto cinematografico delle tastiere di Dis Pater, la sua genialità nel costruire soundscape ampi, altamente evocativi, poetici e onirici, secondo suggestioni che ricordano da vicino quelle della sua band principale.
Il tutto è portato su ritmi più lenti, ampi e spesso rilassati, dando un’interpretazione del funeral doom pacata, calma e intimista, alla quale si aggiunge l’idea di epos messa in luce nell’ultima fase della discografia di Midnight Odyssey. Come arriva da essa anche l’uso della voce pulita, molto sicura e controllata, in Tempestuous Fall accorata voce narrante per testi imperniati sulla mitologia greca.
Tale corpus tematico risulta perfettamente riflesso nella musica, zeppa di momenti che ricordano anche il gothic metal più pomposo e altisonante; e, se in una canzone come “Psyche – Temptation of the Divine” la bella voce di Alice Collins (cantante della doom metal band britannica Sword Of Dis) è decisiva per indurre questa sensazione, anche nel resto della tracklist il pathos un po’ sopra le righe la fa spesso da padrone, ricordando alcune uscite gothic metal degli anni ’90.
Al netto di qualche lungaggine e di ritmiche un po’ standardizzate – l’asetticità meccanica della drum-machine in questo caso non è un elemento a favore – i brani funzionano bene, ponendosi su un piano stilistico e temporale abbastanza fuori dai canoni di quello che di questi tempi il funeral doom sa esprimere.
La centralità delle tastiere fa tantissimo in questo senso, ma è l’intera costruzione delle tracce e la ricerca atmosferica a fare di “The Descent Of Mortals Past” un disco di sicuro interesse.
Il contrasto tra sezioni più strascicate e limacciose con altre più aperte, elegiache e cantate in uno stentoreo pulito, dà alle tracce un clima particolare, peculiare del materiale a firma Dis Pater. Trovano spazio anche sonorità elettroacustiche ‘da menestrello’, nella minimale e altrettanto riuscita “Orpheus – In Dark Deathly Grey”, testimonianza dell’eclettismo del polistrumentista australiano, che ad ogni traccia riesce a proporre qualcosa di diverso e di parimenti efficace nella sua visione del funeral doom.
Come già ribadito, non è questo un album perfetto, eppure trasmette molto e potrà essere di interesse per gli appassionati del genere, soprattutto quelli più affezionati a una visione romantica e melodica di questo filone della musica estrema.
