8.0
- Band: TEMPESTUOUS FALL
- Durata: 01:03:33
- Disponibile dal: 26/06/2012
- Etichetta:
- I Voidhanger Records
- Distributore: Masterpiece
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Il nome Dis Pater, unica mente dietro i The Crevices Below e la rivelazione Midnight Odyssey, potrebbe far pensare a un altro progetto essenzialmente (avant) black metal; la verità però è un’altra: i Tempestuous Fall si rifanno infatti alla tradizione doom, rispolverando in ampi tratti anche tipici schemi “funeral”. Ma mentre tale genere è generalmente carico di una estrema pesantezza, il musicista di Brisbane lo rielabora dandogli un tono arioso e decisamente malinconico, contaminando l’influenza originaria di Thergothon e Skepticism con sprazzi di ambient e, soprattutto, spunti provenienti dalla grande stagione gothic-doom britannica degli anni ’90 – My Dying Bride in primis. L’album, di cui nessuna traccia scende sotto i dieci minuti di durata, colpisce più per l’importante afflato melodico, che per le scontate ritmiche lente. La prima sorpresa sono infatti le clean vocals e i chorus, che rivendicano ampi spazi nell’ottima opener “Old & Grey”, mentre la seconda traccia, “Beneath A Stone Grave”, mette in luce una serie di aperture nostalgiche che palesano definitivamente come lo scopo di Dis Pater sia diverso rispetto a quello di tante altre realtà di questo filone doom: qui si gioca sull’emotività piuttosto che sull’oppressione. La dimensione è insomma più umana, più intima, con maggior spazio per arpeggi, tastiere e violini a discapito di saturazioni asfissianti ed eterni viaggi nell’oscurità (comunque presenti). Nonostante il growling faccia effettivamente male quando questo viene sfoderato e nonostante non ci si schiodi mai da addoloranti down-midtempo, “The Stars Would Not Awake You” è un lavoro che, come una sorta di “Turn Loose The Swans” suonato alla metà della velocità, affida le proprie sorti ad una lampante pulsione emotiva piuttosto che ad una apparentemente immobile densità di suoni. Per quanto i Tempestuous Fall non siano da considerare completamente innovativi, va loro attribuito il merito di aver realizzato con sapiente maestria un disco “difficile” che però riesce ad affascinare nel giro di pochi minuti, grazie appunto all’idea di far entrare qualche spiraglio di luce all’interno di quelle criptiche e cervellotiche macchinazioni tipiche della tremenda e imponente opera sonora “funeral”. Da ascoltare con estrema calma, preferibilmente di sera.
