6.5
- Band: TEMPLE OF BAAL
- Durata: 01:01:47
- Disponibile dal: 29/10/2013
- Etichetta:
- Agonia Records
- Distributore: Masterpiece
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L’ultima fatica dei parigini Temple Of Baal presenta parecchie sfaccettature. I tempi di “Servants Of The Beast” (il loro debut), sono lontani ed il sound non è più il classico black metal d’isiprazione scandinava degli esordi. Arkdaemon e Amduscias hanno arricchito il loro sound con influenze death e thrash, creando un amalgama dai risultati altalenanti. L’opener “Το αστέρι 418” è un buon sunto di tutto questo “Verses Of Fire”: un attacco aggressivo ed incisivo, che colpisce bene, dritto in faccia. Dopo un po’, però, si perde il senso di violenza ed il pezzo fallisce nel creare un qualche tipo di atmosfera, necessaria in un pezzo da sette minuti e mezzo. Arriviamo ad “Arcana Silentium” e la band esordisce con un riff lentissimo, dal mood decisamente doom, per poi passare ad un ritmo molto più incalzante, tra il death ed il thrash. Generalmente si ha l’impressione che i mid-tempo e le parti più atmosferiche siano i momenti più congeniali alla band, quelli in cui riesce a creare dei panorami sonori plumbei ed evocativi, cosa che riesce particolarmente bene in “The 10th Aethyr”, decisamente un ottimo pezzo, l’unico – forse – in cui i Temple Of Baal riescono a coniugare egregiamente le loro anime. Quando inizia “Golden Wings Of Azazel”, invece, viene in mente subito “Reign In Blood”, una track che definire derivativa è fin troppo clemente. La qualità del disco va scemando, risollevandosi solo con la conclusiva “Walls Of Fire”; bisogna dire, però, che quasi ogni canzone ha uno o due spunti interessanti e l’impressione che se ne trae è che la band potrebbe ottenere risultati di gran lunga migliori, se si focalizzasse su uno stile in particolare. Intendiamoci: non c’è niente di male nel mescolare più generi, anzi; ma se non si riesce a creare la giusta atmosfera che faccia da collante ad un pezzo, si ottiene solo una sorta di patchwork. Se il sound di chitarra ed alcuni riff rivelano l’anima più nera del quartetto francese, il singing a metà tra growl e scream ed il blast-beat a cui spesso ricorre la batteria, richiamano molto più il death, mentre i break sono tipicamente thrash. Il problema, forse, è che per cercare di piacere a tutti, si finisce per non accontentare nessuno. Forse i Temple Of Baal hanno tentato di prendere le distanze da una scena (quella black francese) molto definita e -per alcuni- limitante, anche se viva e palpitante come poche altre. Si resta però sempre a metà tra il black sofisticato dei Deathspell Omega e quello più minimale di band come i Sale Freux. Alla fine resta la sensazione di un’occasione sprecata; speriamo che la band trovi la giusta via da seguire (come ha saputo fare in passato), perché la capacità di fare ottima musica si intuisce in tutto il disco.
